Il materiale originario delle D&R (domande e risposte) è stato fornito dal lama Dondrup Dorje Rinpoche, a cui è stato conferito il titolo di Vajra Acharya (Dorje Lopon) da Sua Santità Pema Norbu Rinpoche durante il Nyingma Monlam Chenmo, a Bodhgaya, riconoscendolo come un maestro del Vajra a cui è affidato il compito di trasmettere l'insegnamento vajrayana. Il lama Dondrup Dorje Rinpoche è il direttore spirituale dell’Istituto Pathgate ed editore inglese di tre testi di preghiera tibetani Nyingma approvati da Sua Santità Pema Norbu Rinpoche.

1. D: Cos'è il buddismo?

R: Il buddismo (nang pa chö) è una fede spirituale basata sugli insegnamenti del Buddha Shakyamuni (sangye shakya tubpa) che raggiunse lo stato di illuminazione (changchup) nel VI secolo a.c. Offre un sentiero per la liberazione dal ripetuto ciclo di sofferenza terrena noto come samsara (khorwa), attraverso il risveglio dall'ignoranza (ma rigpa) per mezzo del riconoscimento delle cause e delle conseguenze dell'originazione interdipendente (tendrel du jungwa), sradicando perciò tutte le tracce del desiderio (sepa), si arriva alla cessazione delle sofferenze (dukngal) e si dà origine alla pace duratura del nirvana (nya ngen lé dé pa). L'intero percorso è riassunto dai seguenti versi del sutra sui voti della liberazione individuale (so sor tar pé do):

  • In italiano: abbandonare tutte le azioni dannose, coltivare tutte le virtù, purificare tutti i pensieri nella propria mente. Questo è l'insegnamento di tutti i buddha.
  • In cinese: 諸惡莫作 zhū è mò zuō;眾善奉行 zhòng shàn fèng xíng;自淨其意 zì jìng qí yì;是諸佛教 shì zhū fó jiào。
  • In tibetano: སྡིག་པ་ཅི་ཡང་མི་བྱ་ཞིང༌ dik pa chi yang mi ja zhing; དགེ་བ་ཕུན་སུམ་ཚོགས་པར་སྤྱད་ gewa pün sum tsok par ché; རང་གི་སེམས་ནི་ཡོངས་སུ་འདུལ་ rang gi sem ni yong su dül; འདི་ནི་སངས་རྒྱས་བསྟན་པ་ཡིན་ di ni sang gyé ten pa yin.

 

2. D: Cos'è un buddista?

R: Il termine buddista (nang pa) si riferisce a una persona che aspira alla liberazione dall'esistenza condizionata del samsara (khorwa), accettando la visione del Buddha sui quattro sigilli (dom zhi), per cui tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, tutti i fenomeni contaminati sono nella natura della sofferenza, tutti i fenomeni condizionati sono privi di un'esistenza si genera da sé e il nirvana è pace. In tibetano, nang si riferisce a ciò che è l'aspetto interiore e pa ad una persona, quindi nangpa è una persona che ha fondato le basi dei tre rifugi e interiorizzato i tre addestramenti di: disciplina, meditazione e saggezza nella ricerca della verità all'interno della natura della mente, riconoscendo che felicità e sofferenza sono semplicemente una proiezione concettuale della mente e non dipendono da circostanze esterne.

 

3. D: Qual è la base dei tre rifugi?

R: La base dei tre rifugi è dedicarsi e riporre la propria fiducia nel prendere rifugio (kyab dro): nello stato di risveglio del Buddha (sangyé), negli insegnamenti del Buddha (chö) e nel raduno degli esseri illuminati (gendün). Esistono quattro tipi di rifugio:

  1. Il fare affidamento esteriore alla presa di rifugio nei “Tre Gioielli” (könchok sum): il Buddha come nostra guida, il Dharma come il sentiero e il Sangha degli arya bodhisattva come nostri compagni.
  2. Il fare affidamento interiore alla presa di rifugio nelle “Tre Radici” (tsawa sum): il lama come guru, lo yidam come deità tutelare della meditazione e la khandro come deità femminile della saggezza che conferisce supporto e benedizioni al meditatore.
  3. Il fare affidamento segreto alla presa di rifugio nei "Canali energetici" (tsa): l'energia sottile (lung) e la goccia-essenza (tiklé) per raggiungere lo stato naturale intrinseco della bodhicitta (chang chub kyi sem).
  4. Il fare affidamento supremo alla presa di rifugio nei "Tre kaya" (ku sum) all'interno della natura della nostra mente (rigpa): l'essenza della vacuità (ngowo tongpa), la natura cosciente della luminosità (rangshyin salwa) e l'incontrastata energia compassionevole (tukjé gakme).

 

4. D: Che cos’è un Buddha?

R: Buddha (sangyé) è uno dei tanti titoli onorifici che si riferiscono a un supremo essere illuminato e onniscente, che si è completamente risvegliato dal sonno dell'ignoranza e che da quel momento in poi è libero dalla schiavitù delle esistenze condizionate. Gli epiteti comunemente usati includono: onniscente (thamched khenpa), tathagata (deshyin shekpa), sugata (dewar shekpa), bhagavan (chomdendé), lokavudu (jigten khenpa), colui che ha distrutto il nemico (dra chompa) e molti altri.

 

5. D: Qual’è il metodo di insegnamento di un Buddha?

R: Il Buddha insegna per mezzo della triplice manifestazione miracolosa (chotrul nampa sum):

  • La miracolosa manifestazione della forma (ku dzuntrül gyi chontrül), per andare incontro alle diverse condizioni karmiche degli esseri senzienti. Questa può includere: il supremo nirmanakaya nella forma di un monaco come il Buddha Shakyamuni, il sambhogakaya del Buddha primordiale o una deità come Vajrasattva e indirettamente anche usando vari tipi di fenomeno.
  • La miracolosa esposizione del linguaggio (sung jé su ten pé chontrül), per andare incontro alla diversità delle lingue usate dalle sei classi di esseri senzienti.
  • La miracolosa trasmissione della mente (tuk kün tu jö pé chontrül), per andare incontro simultaneamente, in un raduno, ai diversi livelli delle facoltà mentali degli studenti.

 

6. D: Che cos’è l’illuminazione?

R: L'illuminazione (changchup) è uno stato di risveglio dall'ignoranza (ma rigpa) del non conoscere: la legge karmica di causa ed effetto, le verità sulla sofferenza e la cessazione e le virtù dell'affidarsi ai Tre Gioielli (könchok sum) del Buddha, del Dharma e del Sangha, per cui si purificano i quattro veli (dribpa shyi): le oscurazioni karmiche (lé kyi drip pa), le oscurazioni emotive (nyön drip pa), le oscurazioni cognitive (shé drip pa) e le oscurazioni abituali (bak chak kyi drip pa), che inibiscono la rivelazione della nostra vera natura. Esistono tre tipi di illuminazione:

  • L’illuminazione degli uditori o shravaka (nyenthö), che sono motivati dalle quattro nobili verità (pakpé denpa shyi) e desiderano essere liberi dall'esistenza condizionata del samsara seguendo il sentiero hinayana (tek men) della rinuncia. Si adoperano nel liberare sé stessi concentrando la propria visione, in modo univoco, sull’assenza del sè dell'individuo, attraverso le nove fasi della pratica della meditazione del calmo dimorare della mente (sem nepé tab gu). Placando gradualmente la distrazione mentale correlata ai regni del desiderio (dö kham) e ai regni della forma (zuk kham), con le quattro dhyana dell'assorbimento meditativo (samten shyi), possono progredire verso gli assorbimenti del senza-forma delle quattro sfere di percezione (kyemché mu shyi). Il loro obiettivo è raggiungere uno dei quattro livelli di fruizione di: colui che è entrato nella corrente (gyün shyukpa), colui che ritorna una sola volta (len chik chir ongwa), colui che non ritorna (chir mi ongwa) e l’arhat (drachompa).
  • L’illuminazione dei realizzatori solitari o pratyekabuddha (rang sangyé), che realizzano la caratteristica dell'assenza di un sé dei fenomeni, attraverso la riflessione sui dodici anelli dell'originazione interdipendente (tendrel yenlak chunyi) e aspirano a raggiungere il risveglio con i propri sforzi, conducendo una vita ascetica e conseguendo un livello superiore di realizzazione rispetto agli shravaka grazie al loro accumulo di meriti e saggezza nel corso di cento kalpa, laddove invece lo stato di shravaka è raggiunto grazie all'accumulo di meriti rispetto a sole sedici vite. I pratyekabuddha preferiscono insegnare attraverso la manifestazione di atti miracolosi anziché il linguaggio verbale.
  • L’illuminazione dei buddha, relativa ai bodhisattva (chang chub sempa) che sono motivati ​​dal sorgere della bodhicitta (chang chub kyi sem) ovvero il desiderio compassionevole di raggiungere la piena realizzazione per il bene di tutti gli esseri senzienti, al fine di stabilirli tutti, senza eccezioni, nella buddhità (sang gyé kyi gompang). Rispettando i voti del bodhisattva (jang dom) e seguendo il sentiero della via di mezzo (uma), lontano dalla percezione dualistica degli estremi, giungono a riconoscere la totale assenza di un sé, sia nell'individuo che nei fenomeni. Meditando sui trentasette fattori di illuminazione (changchub kyi chok kyi chö sumchu tsa dün) e perfezionandosi attraverso le attività delle sei paramita (parol tu chinpa druk), realizzano le pratiche delle dieci bhumi (sa chu) che li guida allo stato pienamente realizzato della buddhità: il compimento del dharmakaya, il corpo assoluto (chö ku), per il proprio beneficio, il compimento del nirmanakaya, il corpo dell'emanazione (tulku) e il sambhogakaya, il corpo della fruizione (longku), per il beneficio degli altri.

 

7. D: Quali sono le qualità illuminate peculiari di un Buddha?

R: Un buddha ha molte qualità uniche. Secondo l'Abhidharma (chö ngönpa), ci sono diciotto qualità distintive ed uniche di un Buddha (sang gyé kyi chö ma dré pa cho gyé):

  • Il potere sulla vita (tsé la wangwa): la padronanza su quando rinunciare alla propria vita o vivere per tutto il tempo che desiderano rimanere indefinitamente, grazie alla loro perfetta pratica della generosità in passato.
  • Il potere sulla mente (sem la wangwa): la padronanza dei loro stati meditativi grazie alla loro perfetta pratica di concentrazione meditativa in passato.
  • Il potere sulle necessità della vita (yojé la wangwa): il materializzare a volontà le necessità e le ricchezze della vita per soddisfare il bisogno di tutti gli esseri senzienti, grazie alla loro perfetta pratica della generosità in passato.
  • Il potere sull'azione karmica (lé la wangwa): la padronanza su come desiderano che si evolva l'azione karmica, grazie alla loro perfetta pratica della disciplina in passato.
  • Il potere sulla nascita (kyewa la wangwa): il manifestarsi facilmente come desiderano in una varietà di nascite, forme e luoghi specifici, grazie alla loro perfetta pratica della disciplina in passato.
  • Il potere sulle aspirazioni (möpa la wangwa): il consentire la realizzazione dei desideri dei loro discepoli sulla via della formazione, grazie alla loro perfetta pratica della tolleranza nel passato.
  • Il potere sulla preghiera (mönlam la wangwa): il potere di soddisfare le aspirazioni delle preghiere grazie alla loro perfetta pratica della diligenza in passato.
  • Il potere sui miracoli (dzutrul la wangwa): la padronanza sulla manifestazione dei miracoli come desiderano, grazie alla loro perfetta pratica della concentrazione meditativa in passato.
  • Il potere sulla saggezza (yeshe la wangwa): il possedere la saggezza primordiale che conosce senza impedimenti tutto ciò che può essere accertato nel passato, presente e futuro grazie alla loro perfetta pratica della saggezza trascendentale nel passato.
  • Il potere sul dharma (chö la wangwa): il potere di conferire la trasmissione dei dodici rami del buddhadharma per soddisfare i desideri dei loro discepoli, grazie alla loro perfetta pratica della saggezza trascendentale in passato.
  • L’impavidità nel dichiarare di aver raggiunto l'onniscienza dell'illuminazione (chö tam ché ngön par jang chup pa la mi jik pa).
  • L’impavidità nel dichiarare di aver eliminato tutte le passioni e le delusioni (jik pa mé pé né).
  • L’impavidità nel proclamarsi avendo eliminato tutti gli ostacoli e i dubbi nelle pratiche del Dharma (ngé par jung pé lam tön pa la mi jik pa).
  • L’impavidità nel proclamarsi avendo raggiunto l'emancipazione da tutte le sofferenze (chos thams cad mkhyen pa la mi 'jigs pa).
  • L’equanimità verso chi ascolta con rispetto (dül ja gü pé nyen pa la chak pa).
  • L’equanimità verso coloro che non ascoltano con rispetto (gü pé mi nyen pa la dangwa).
  • L’equanimità verso chi ascolta con rispetto e chi non ascolta con rispetto (dré mar juk pa la nyi ka min pa).
  • L’incommensurabile compassione (nyingjé): il desiderio di amorevole gentilezza ed autentica sincerità che tutti gli esseri senzienti siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause.

 

8. D: Quali sono le peculiari attività illuminate dei Buddha?

R: Le attività illuminate (trinlé) dei Buddha hanno la caratteristica di essere spontaneamente realizzate, perpetue e onnipervasive (tak khyab lhündrub). Poiché in tutto lo spazio ci sono incalcolabili esseri senzient, le attività illuminate dei Buddha si manifestano continuamente e spontaneamente, raggiungendo senza sforzo tutti gli esseri.

 

9. D: Qual è la definizione di esseri senzienti all'interno del buddismo?

R: Gli esseri senzienti (sem chen) sono esseri viventi che possiedono una mente contaminata dalle illusioni e sono soggetti alle forze delle impronte karmiche che li portano a trasmigrare ripetutamente all'interno delle sei classi di esseri dei regni del desiderio, dei regni della forma e dei regni senza forma. Le sei classi di esseri sono: gli dei, gli asura, gli umani, gli animali, gli spiriti affamati e gli esseri infernali. Quegli esseri senzienti che hanno raggiunto la realizzazione della prima bhumi e superiori, non sono più soggetti alla rinascita da parte delle forze karmiche, ma lo fanno volontariamente per il proprio desiderio compassionevole di liberare tutti gli esseri senzienti dal samsara e sono conosciuti come bodhisattva (chang chub sempa), gli esseri senzienti risvegliati.

 

10. D: Perché ci sono delle differenze tra le quattro impavidità dei buddha e dei bodhisattva?

R: Ci sono dellle differenze rispetto tutti i buddha che, a causa della mancanza di meriti degli esseri senzienti nel sostenere la loro continua presenza corporea nel mondo, entrano inevitabilmente nel parinirvana (yongsu nyangdé) mentre la loro presenza sotto forma di sambhogakaya e dharmakaya è indiscernibile agli esseri senzienti ordinari e la presenza visibile dei bodhisattva, i quali scelgono di nascere nel mondo per il bene di tutti gli esseri senzienti. Le quattro impavidità dei bodhisattva sono:

  • Impavidità nel mantenere nella mente in ogni momento il buddhadharma e il suo chiaro significato.
  • Impavidità nel distinguere le diverse facoltà spirituali degli esseri senzienti e nell'offrire i rimedi del buddhadharma appropriati per eliminarne le cause.
  • Impavidità nel chiarire e risolvere i dubbi che sorgono dalla pratica del buddhadharma.
  • Impavidità nel rispondere chiaramente e senza esitazione a qualsiasi domanda sul buddhadharma.

Per una descrizione delle quattro impavidità dei buddha, si può far riferimento alla domanda sopra su: "Quali sono le qualità illuminate peculiari di un Buddha?"

 

11. D: Cos’è il Dharma?

R: Dharma (chö) in generale si riferisce alla diversità dei fenomeni condizionati:

  • Dharma o buddhadharma (il dharma del buddha) è la dottrina del Buddha (sung rap) ossia la trasmissione di misure preventive per liberarci dalla sofferenza e dalle sue cause, promuovendo l'obiettivo finale del completo risveglio.
  • Dharma è anche un termine usato per descrivere: il sentiero (lam), la verità (den pa), la realtà (chö nyi), il nirvana (nya ngen lé dé pa), il karma meritorio (sönam), i fenomeni soggetti ai cambiamenti (jung gyur), le esperienze mentali (yi kyi yül), le regole (ngé pa), la vita (tsé) e le tradizioni spirituali (chö luk).

 

12. D: Come è arrivato il Dharma in questo mondo?

R: Secondo gli insegnamenti della Nyingmapa, il Buddha primordiale Kuntuzangpo, che è inseparabile dalla sfera della purezza primordiale, manifesta infinite emanazioni in innumerevoli universi per insegnare e beneficiare innumerevoli esseri. A beneficio degli esseri senzienti in questo mondo, si manifestò nella forma del Buddha Shakyamuni e lasciò un vasto tesoro di insegnamenti che possono essere classificati in: forma estesa, forma media e forma breve e da cui emergono dodici rami e nove veicoli.

 

13. D: Quali sono i dodici rami del buddhadharma?

R: I dodici rami del buddhadharma (sungrab yenlak chunyi) sono:

  • Sutra (dö dé): discorso su un argomento specifico e appropriato per l'occorrenza, atto ad invocare una risposta gioiosa e positiva da parte dei presenti, ispirandoli a sviluppare la fede nei tre gioielli del buddha, del dharma e del sangha.
  • Geya (yang kyi nyé pa dé): introduzione o riassunti di un sutra, che sono presentati all'inizio o alla fine di un sutra come versi poetici in strofe.
  • Vyakaraṇa (lung ten pé dé): esamina le vite passate e offre profezie per il futuro come mezzo per chiarire i punti principali di un sutra.
  • Gatha (tsik su ché pé dé): insegnamenti presentati in versi nel formato di una strofa, che riassumono il tema principale di un sutra.
  • Udana (ché du jö pé dé): discorso di aforismi ispiratori che includono una sezione in prosa seguita da un verso, per ispirare il sorgere e l'affermazione della fede nel buddhadharma.
  • Nidana (leng zhi dé): spiegazione e guida fornite dopo l’occorrenza di un evento specifico.
  • Avadana (tok pa jö pé dé): resoconti biografici dei buddha e dei bodhisattva presentati come testimonianze della loro realizzazione.
  • Itivrttaka (dé ta bu jungwé dé): narrazioni di eventi storici come parabole per delucidare il principio specifico delle virtù.
  • Jataka (kyé pé rap kyi dé): storie delle nascite delle vite precedenti dei buddha.
  • Vaipulya (shin tu gyé pa): sutra lungo e complesso come la “Perfezione della saggezza in ottomila versi” (sher chin tong trak gya pa).
  • Abidhutadharma (mé du jungwé chö kyi dé): resoconti delle meravigliose realizzazioni dei buddha e dei bodhisattva.
  • Upadesa (ten la pap pé dé): completa esposizione su una dottrina specifica come la natura della realtà.

 

14. D: Quali sono i nove veicoli del buddhadharma?

R: I nove veicoli (yana) del buddhadharma sono divisi in tre gruppi di tre veicoli:

  • I primi tre veicoli sono: dello sravaka, del pratyekabuddha e del bodhisattva, furono insegnati durante grandi raduni a Varanasi, sul Picco dell’Avvoltoio, a Vaisali e in altri luoghi. Dopo il passaggio nel nirvana del Buddha Shakyamuni, ci furono tre raduni degli arhat per raccogliere gli insegnamenti dei veicoli dello sravaka e del pratyekabuddha. Gli insegnamenti del veicolo del bodhisattva furono raccolti da Maitreya e Manjushri, e diffusi successivamente da Nagarjuna ed altri grandi maestri.
  • I tre yana successivi sono i tre tantra esteriori: il Kriya, l’Upa e lo Yoga. Il tantra Kriya è stato insegnato a Neranjana e ad Alkapuri, il regno puro di Vajrapani. Gli insegnanti apparvero nella forma dei tre bodhisattva mahasattva (chang chub sempa sempa chenpo): Avalokiteshvara, Manjushri e Vajrapani, che incarnano rispettivamente: la compassione, la saggezza e il potere dei buddha. Gli insegnamenti del tantra Upa e del tantra Yoga furono rivelati dal Buddha Shakyamuni nella forma del Buddha Vairocana a Vajrapani, nel regno dei Trentatre dèi, il paradiso di Akanishtha.
  • I restanti tre yana sono i tantra Interiori: il Maha Yoga, l’Anuyoga e l’Ati Yoga. Il tantra Maha Yoga è ulteriormente suddiviso in due classi: Gyude (classe dei tantra) e Drupde (classe dei mezzi di conseguimento). Il Maha Yoga è stato rivelato dal Signore Buddha sotto forma del Buddha Vairocana, a Vajrapani, sulla cima del monte Malaya e nel paradiso di Akanishtha. Il tantra Anuyoga fu rivelato per la prima volta dal Signore Buddha sotto forma di Kuntuzangpo e Dorje Sempa presso Gyalmopuri al re di Lanka e molti altri. L'Ati Yoga fu rivelato solo a pochi discepoli selezionati da Kuntuzangpo nella forma del re Kunjed, presso Gyalmopuri e presso il parco Samburi.

 

15. D: Qual è la base comune dei nove veicoli?

R: La pura natura fondamentale della mente è la base comune dei nove veicoli che possono anche essere classificati in sentieri comuni e non comuni.

 

16. D: Quali sono i sentieri comuni e i sentieri non comuni?

R: La pratica del sutrayana, che include sia i veicoli theravada che mahayana, è conosciuta come il sentiero comune su cui il veicolo causale viene utilizzato come mezzo per raggiungere l'illuminazione. Il sentiero non comune si riferisce alla pratica del tantrayana che utilizza il veicolo risultante come mezzo per raggiungere l'illuminazione.

 

17. D: Quali sono le caratteristiche del veicolo causale?

R: L'obiettivo principale del veicolo causale è creare le cause della futura illuminazione attraverso le pratiche delle paramita (parol tu chinpa). Poiché l'accumulazione di meriti e saggezza viene praticata separatamente in un processo graduale di purificazione della mente dai difetti e dalle impronte karmiche, sarà necessario un grande eone (maha kalpa) di vite per raggiungere la prima bhumi, un secondo grande eone per raggiungere l'ottava bhumi e un terzo grande eone per raggiungere la completa illuminazione.

Nota: un grande eone è costituito da circa 1.344 miliardi di anni umani.

 

18. D: Quali sono le caratteristiche del veicolo risultante?

R: Il veicolo risultante inizia il suo cammino verso l'illuminazione con l’applicazione di sé stessi, pensando e comportandosi come se si fosse già raggiunta la buddhità. Attraverso i mezzi tantrici che adottano l'attaccamento e il desiderio (döchak) come sentiero e l'accumulazione di meriti e saggezza, si trasformano i desideri terreni nello stato originario del risveglio. Il risultato è una vasta riduzione del tempo per raggiungere l'obiettivo finale della completa illuminazione.

 

19. D: Quali sono i prerequisiti per la pratica del tantrayana?

R: Il tantrayana è l'unione di mezzi abili e saggezza. I prerequisiti per le pratiche tantriche sono:

  • L’accesso a un maestro qualificato del vajra: la causa della ricezione delle benedizioni dei buddha.
  • Una ferma fede negli insegnamenti: la causa della realizzazione del buddhadharma supremo.
  • L’impegno ai voti del bodhisattva: la causa della generazione della compassione per tutti gli esseri.
  • L’impegno al samaya puro: la causa del supporto delle divinità.
  • L’impegno alla rinuncia: la causa della liberazione dal samsara.
  • L’impegno per la bodhicitta: la causa del raggiungimento del completo risveglio.
  • La retta visione della vacuità e dell'originazione interdipendente: la causa dell'eliminazione dell'ignoranza.

 

20. D: Quali sono le caratteristiche del tantrayana?

R: Le caratteristiche del tantrayana sono:

  • Percepire il proprio guru come Buddha: la pratica del guru yoga.
  • Percepire sé stessi come deità: la pratica dello yoga della deità.
  • Percepire il guru e la deità come non duali: l'unificazione di tutti i veicoli come un unico veicolo.

 

21. D: Quali sono le attività del tantrayana?

R: Le attività del tantrayana sono:

  • Mantenere l'unificazione meditativa con lo yidam.
  • Mantenere la calma persistente che è libera dalle nozioni concettuali dei fenomeni.
  • Mantenere la purezza del corpo come la deità.
  • Mantenere la purezza dell'ambiente come il mandala o la terra pura della deità.
  • Mantenere la purezza della fruizione come offerta con beatitudine e vacuità.
  • Mantenere la purezza delle tre porte attraverso azioni positive di corpo, parola e mente.

 

22. D: Quali sono le qualità del buddhadharma?

R: Il buddhadharma ha cinque qualità supreme:

  • Il buddhadharma non è un sistema di credenze, settario ed intellettuale, basato sulla presunzione speculativa, ma il chiarimento della legge universale della natura basato sulle dirette esperienze illuminate del Buddha sui fenomeni naturali.
  • Il buddhadharma non si basa solo sulla fede, ma può essere esaminato e verificato da tutti gli esseri che possono metterlo alla prova e sperimentare da soli la verità ultima.
  • Il buddhadharma è imperituro e l'incrollabile verità che incarna rimane immutata nei tre tempi del passato, presente e futuro.
  • Il buddhadharma è un percorso di liberazione che garantisce di realizzare il pieno potenziale della preziosa rinascita umana, portandoci a diventare l'erede del Buddha e a raggiungere il supremo stato di pace e felicità.
  • Il buddhadharma è un'intrinseca conoscenza del saggio e può essere realizzato solo dagli esseri nobili che sono naturalmente umili e accomodanti davanti alla verità e hanno accettato la loro responsabilità personale di conseguire la perfetta unione con la natura di buddha della suprema verità.

Secondo il commentario di Maitreya, riguardo la natura di buddha, dell'uttaratantra shastra (tek pa chen po gyü la mé ten chö), il buddhadharma ha le seguenti qualità:

  • È un percorso di purezza libero dall'oscuramento emotivo.
  • È un percorso di chiarezza libero da oscuramenti cognitivi.
  • È un percorso di rimedio che sconfigge sia gli oscuramenti emotivi che quelli cognitivi.
  • È un percorso di cessazione che è inconcepibile in quanto è al di là delle indagini intellettuali.
  • È un percorso di cessazione che è assolutamente sereno poiché è al di là delle influenze del karma e delle emozioni.
  • È un sentiero di cessazione che è insondabile, poiché i buddha hanno perfezionato ogni qualità che è spontaneamente presente.

 

23. D: Quali sono le caratteristiche del buddhadharma?

R: Il buddhadharma ha due aspetti: il dharma della trasmissione e il dharma della realizzazione:

1. Il dharma della trasmissione (lung gi chö) consiste di dodici rami del buddhadharma contenute nella raccolta del Tripitaka, “I tre cesti” (denö sum): il Vinaya (dulwa), il Sutra (do) e l’Abhidharma (chö ngönpa).

  • Il Vinaya fornisce indicazioni su come sviluppare la pura disciplina della condotta (tsultrim kyi labpa), evitando azioni negative e adottando azioni positive.
  • Il Sutra è la raccolta delle testimonianze del Buddha su come coltivare la fede inamovibile (yiché pé dépa) e la meditazione del samadhi (tingédzin) secondo la verità assoluta (döndam denpa), così come affermato dal Buddha in risposta alle domande e alle richieste dei devoti.
  • L’Abhidharma presenta la classificazione completa di tutti gli argomenti del Sutra nell’ottica della prajnaparamita (sherab kyi pharol tu chinpa), la saggezza trascendentale, per realizzare direttamente l'unità non concettuale di tutti i fenomeni, che conduce alla natura originale della jnana (yeshe), la spontanea saggezza primordiale del non risiedere nel nirvana (mi nepé nyangdé), che si manifesta come i tre corpi illuminati dei buddha: il dharmakaya (chö ku) o corpo della verità, il Sambhogakaya (longku) o corpo della fruizione e il Nirmanakaya (tulku) o corpo dell’emanazione.

2. Il dharma della realizzazione (tokpé chö) è il nutrimento di una mente virtuosa che si manifesta come le attività meritorie del corpo e della parola attraverso l'allenamento nei mezzi abili: perfezionando la disciplina per purificare le visioni non virtuose e le azioni non virtuose mediante la dottrina del vinaya; perfezionando la meditazione per stabilizzare la retta visione, la retta motivazione e la retta azione mediante la dottrina del Sutra; perfezionando la saggezza per eliminare le cause principali dell'ignoranza mediante la dottrina dell'Abhidharma.

 

24. D: Cosa sono i tre giri della ruota del Dharma?

R: I tre giri della ruota si riferiscono ai tre cicli degli insegnamenti del Buddha Shakyamuni:

  • Nel primo giro della ruota del Dharma, a Varanasi, il Signore Buddha trasmise l'insegnamento delle quattro nobili verità, comuni sia alla tradizione Theravada che a quella Mahayana.
  • Nel secondo giro della ruota del Dharma, presso il Picco dell'avvoltoio, il Signore Buddha rivela l'insegnamento Mahayana sulla verità assoluta che è priva di caratteristiche e definizioni concettuali, come precisato dal sutra della prajnaparamita in centomila versi.
  • Nel terzo giro della ruota del Dharma, il Signore Buddha rivela i metodi Vajrayana per discernere i fenomeni che hanno un'esistenza autodeterminata e fenomeni che non la possiedono. Queste trasmissioni sono state impartite in tempi e luoghi diversi nel regno umano, degli dei e dei naga.

 

25. D: Come si possono definire le quattro nobili verità?

R: Le quattro Nobili Verità (pakpé denpa shyi) sono definite come ciò che rivela che l'esistenza e la formazione dei fenomeni sia dovuta all’incontro delle condizioni, così come visto dagli esseri arya:

  • La verità della sofferenza, che deve essere compresa (dukngal kyi denpa).
  • La verità dell'origine della sofferenza, che deve essere scartata (künjungwai denpa).
  • La verità della cessazione della sofferenza, che deve essere implementata (gokpai denpa).
  • La verità della liberazione dalla sofferenza, che deve essere seguita (lamkyi denpa).

 

26. D: Qual è la definizione di un sangha?

R: Il sangha è definito come segue:

  • Chiunque abbia ricevuto i voti del rifugio ed è risoluto nell'evitare le azioni non virtuose del corpo, della parola e della mente e segua il triplice addestramento di disciplina, meditazione e saggezza è considerato membro di un sangha (gendün).
  • Secondo il Vinaya (dulwa), sangha è un termine che si riferisce a qualsiasi comunità di quattro o più monaci o monache buddisti che mantengono la retta disciplina dei voti del pratimoksha (sotar gyi dompa).
  • Secondo il Mahayana (tekpa chenpo), sia i praticanti monaci e monache, sia i laici che si impegnano a mantenere il puro samaya (damtsik) dei voti del bodhisattva e dei voti tantrici, possono essere indicati come membri di un sangha.
  • Il sangha può anche essere diviso in due classi uniche: il sangha esterno e il sangha interno.

 

27. D: Come si definisce il sangha esterno?

R: Il sangha esterno è definito da due tipologie principali:

  1. Le quattro classi del sangha di shravakas (nyenthö) e pratyekabuddha (rang sangyé).
  2. Il nobile sangha (pakpa gendün) degli arya bodhisattva realizzati (pakpa chang chub sempa).

 

28. D: Cos’è il sangha di shravaka e pratyekabuddha?

R: Le quattro classi del sangha di shravaka e pratyekabuddha sono:

  • Coloro che sono entrati nella corrente (gyün shyukpa): gli individui che seguono il sentiero hinayana e devono rinascere altre sette volte nel regno del desiderio per purificare le oscurazioni legate alle emozioni e alla percezione del .
  • Coloro che fanno ritorno una sola volta (len chik chir ongwa): quelli che sono progrediti ulteriormente dalla classe di coloro che sono entrati nella corrente e hanno bisogno di rinascere ancora una volta nel regno del desiderio per eliminare i residui delle oscurazioni emotive legate al regno del desiderio.
  • Coloro che non fanno ritorno (chir mi ongwa): gli individui che sono ulteriormente progrediti dalla classe di coloro che fanno ritorno una sola volta, hanno completamente estinto tutte le oscurazioni emotive e non hanno più bisogno di nascere nel regno del desiderio.
  • Gli arhat (drachompa): coloro che hanno raggiunto la realizzazione della vera natura dell'esistenza condizionata e hanno trasceso il ciclo samsarico di nascita e morte. Ci sono due tipi di arhat: quelli che durante la propria vita hanno raggiunto lo stato del nirvana con ancora dei residui e quelli che sono entrati nello stato del nirvana senza residui al momento della morte. Il residuo qui si riferisce alle influenze rimanenti dei cinque skandha (pungpo nga), i cinque aggregati psico-fisici di: forma, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza.

 

29. D: Cos’è il nobile sangha degli arya bodhisattva?

R: Il nobile sangha degli arya bodhisattva sono quegli esseri eccelsi che hanno realizzato il sentiero della visione (tonglam) e sono entrati nella prima bhumi della gioia perfetta (rabtu gawa), come diretto risultato della loro capacità di percepire la verità della realtà attraverso la pratica non concettuale e la meditazione del samadhi (ting ngé dzin).

 

30. D: Quali sono le qualità del nobile sangha?

R: Secondo l'Uttaratantra Shastra di Maitreya, il nobile sangha ha sei qualità di consapevolezza e liberazione (rig drol gei yönten drug):

  1. La consapevolezza della profonda natura dei fenomeni condizionati.
  2. La consapevolezza della vasta gamma di fenomeni condizionati in tutta la loro diversità.
  3. La consapevolezza della saggezza della consapevolezza discriminante.
  4. La liberazione dalle oscurazioni emotive e dall'attaccamento.
  5. La liberazione dagli oscuramenti e dagli ostacoli cognitivi.
  6. La liberazione dagli oscuramenti associati a shravaka e pratyekabuddha.

 

31. D: Come si definisce il sangha interno?

R: Il sangha interno è il raduno di dakini (khandroma) e vidyadhara (rigdzin).

 

32. D: Quali sono le qualità e le attività peculiari delle dakini?

R: Le dakini (khandroma), le divinità femminili della saggezza, possono manifestarsi attraverso diversi aspetti e attività per supportare i praticanti tantrici sul sentiero mediante: le quattro attività (lé shyi) che placano gli ostacoli (zhiwa), aumentando i meriti (gyé pa), magnetizzando gli esseri dei tre regni (wangwa) e soggiogando le forze belligeranti (drak po). Possono manifestarsi nella forma di un maestro del vajra (dorje lopon), come deità tutelare della meditazione (yidam) o come deità della saggezza che protegge l'integrità delle trasmissioni tantriche. Ci sono quattro classi principali di dakini con vari aspetti in relazione al trikaya, i tre corpi del Buddha.

 

33. D: Quali sono le quattro classi principali di dakini?

R: Le quattro classi principali di dakini (khandro) sono:

  1. Le dakini segrete, che sono l'emanazione della grande madre della saggezza, la prajnaparmita (yum chenmo), l'aspetto della vacuità degli insegnamenti Mahayana.
  2. Le dakini interiori, che sono le custodi del mandala della divinita tutelare della meditazione, il tesoro della saggezza degli insegnamenti Vajrayana.
  3. Le dakini sottili, che sono la sottile forma fisica delle dakini ottenuta attraverso la pratica tantrica del lavoro con: i canali energetici (tsa), l'energia sottile (lung) e la goccia-essenza (tiklé) per conseguire il corpo sottile che corrisponde alla nascita di una mente illuminata.
  4. Le dakini umane, che sono le yogini realizzate come Yeshe Tsogyal e Machig Labdrön.

 

34. D: Come dovrebbero essere percepite le dakini in relazione al trikaya?

R: Le dakini sono percepite in relazione al trikaya come segue:

  1. Le dakini del dharmakaya: l'emanazione di Samantabhadri (Kuntuzangmo) che comprende il dominio del dharmadhatu dove sorgono tutti i fenomeni.
  2. Le dakini del sambhogakaya: l'emanazione delle divinità tutelari di meditazione (yidam) usate nelle pratiche Vajrayana.
  3. Le dakini del nirmanakaya: le yogini realizzate che sono l'emanazione degli aspetti illuminati delle cinque famiglie dei buddha: Vajra, Ratna, Padma, Karma e Buddha.

 

35. D: Come si definisce un vidyadhara?

R: I vidyadhara (rigdzin) sono i detentori della consapevolezza della mente pura, capaci di rimanere in uno stato di pura consapevolezza inseparabile dalla natura della loro rigpa, la mente primordiale. Ci sono quattro classi di vidyadhara (rigdzin nampa shi).

 

36. D: Quali sono le quattro classi dei vidyadhara?

R: Le quattro classi dei vidyadhara (rigdzin nampa shi) sono:

  1. I vidyadhara maturi (namin rigdzin): questo include i vidyadhara sui sentieri di accumulazione (tsoklam) concentrati sull'accumulo di meriti e i vidyadhara sui sentieri di unione (jorlam), che coltivano le condizioni che conducono alla visione diretta della saggezza non concettuale. I vidyadhara in questa fase possiedono ancora corpi ordinari, ma la loro mente è maturata nel dharmakaya.
  2. I vidyadhara con potere sulla vita (tsewang rigdzin): i nobili esseri arya (pakpa) sui sentieri della visione (tonglam) che hanno utilizzato la pratica del samadhi non concettuale (tingédzin) per accedere alla prima bhumi della perfetta gioia (rabtu gawa); la loro mente è maturata nel dharmakaya e i loro corpi sono purificati e trasformati nel corpo sottile immortale.
  3. I vidyadhara mahamudra (chakchen rigdzin): i vidyadhara sui sentieri della meditazione (gom lam) che hanno abbandonato le 414 correlazioni errate, maggiori, medie e minori, con i fenomeni dei regni del desiderio (dö kham), della forma (zuk kham) e del senza forma (zuk med kham); la loro mente si è fusa con la mente della saggezza della divinità di meditazione e i loro corpi si sono trasformati nella forma dello yidam.
  4. I vidyadhara spontaneamente realizzati (lhundrup rigdzin): i vidyadhara sui sentieri del nulla-più-d'apprendere (mi lobpé lam) che si avvicinano alle fasi finali del conseguimento della piena illuminazione dei cinque kaya del buddha: il dharmakaya (chö ku), il saṃbhogakaya (longku), il nirmanakaya (tulku), il svabhavikakaya (ngowo nyi ku) e il vajrakaya (dorje ku).

 

37. D: Quali sono le qualità e le attività peculiari dei vidyadhara?

R: Le qualità e le attività peculiari dei vidyadhara sono descritte negli "Otto grandi sadhana di Heruka" (drubpa kagyé) compilati da Vajradharma (Dorjé Chö), l'emanazione pacifica di Vajrapani (Chakna Dorje). Questi otto cicli di trasmissioni Mahayoga furono rivelati per la prima volta presso Deché Tsekpa agli otto vidyadhara dell'India che includono: Humkara, Manjushrimitra, Nagarjuna, Padmasambhava, Dhanasamskrita, Vimalamitra, Rambuguhya e Shantigarbha. Padmasambhava in seguito trasmise il Kagyé, sia il ciclo generale che il ciclo individuale della divinità yidam, ai suoi venticinque discepoli tibetani, di cui otto furono indicati come gli otto vidyadhara del Tibet (pö kyi rigdzin gyé), per aver mostrato segni eccezionali delle qualità e attività delle rispettive deità yidam. Questi otto vidyadhara sono:

  • Trisong Deutsen che ha padroneggiato le qualità illuminate di Chemchok Heruka.
  • Namkhé Nyingpo che ha padroneggiato la mente illuminata di Yangdak Heruka.
  • Nupchen Sangyé Yeshé che ha padroneggiato il corpo illuminato di Yamantaka.
  • Gyalwa Chokyang che padroneggiò il discorso illuminato di Hayagriva.
  • Yeshe Tsogyal che ha padroneggiato le attività del kilaya di Vajrakilaya.
  • Palgyi Yeshé che ha padroneggiato la stregoneria liberatoria di Mamo Bötong.
  • Langchen Palgyi Sengé che ha padroneggiato l'abilità di domare gli spiriti di Jikten Chötö.
  • Vairotsana che ha padroneggiato il mantra di sottomissione di Möpa Drakngak.

 

38. D: Cos'è il Rigdzin Dupa?

R: Il Rigdzin Düpa, il raduno dei vidyadhara, è la pratica interiore del lama proveniente dalla rivelazione del terma della mente (gong ter) Longchen Nyingtik di Jikme Lingpa. All'età di ventotto anni, durante una meditazione serale, nella sua visione ricevette dalle dakini della saggezza uno scrigno contenente cinque pergamene gialle e sette perline di cristallo, che gli fu chiesto di ingoiare e fu allora che le parole e i significati della terma di Longchen Nyingtik si risvegliarono immediatamente nella sua mente. Il rituale di Rigdzin Düpa è abitualmente condotto il 10° giorno del mese tibetano, per invitare la presenza di Guru Padmasambhava a commemorare il retaggio delle sue attività illuminate nel mondo.

 

39. D: Qual'è la differenza tra terre pure e campi di buddha?

R: Le differenze tra le terre pure e i campi di buddha sono le seguenti:

  • Le terre pure (dag pa'i zhing) possono essere i regni puri in cui dimorano gli arya bodhisattva all'interno del multiverso samsarico e dove i buddha insegnano nella forma del sambhogakaya, come a Zangokpalri, la montagna della gloria color rame, nel Ngayab Ling, il continente dei rakshasa (sinpo), dove attualmente risiede Guru Rinpoche come reggente di Vajradhara (Dorje Chang) e dove fornisce le trasmissioni del Kagyé ai vidyadhara.
  • I campi di buddha (sangye kyi shying) si riferiscono solitamente alle terre pure manifestate dai grandi voti dei buddha per la rinascita dei loro devoti, come il radioso regno puro di lapislazzuli del Buddha della Medicina (Sangyé Menla) e i regni puri delle cinque famiglie (rik ngé shying kham) che includono:
  1. Abhirati (Ngönpar Gawa): il reame puro della gioia manifesta, presieduto da Aksobhya (Mikyöpa) della famiglia Vajra.
  2. Śrīmat (Paldangdenpa): il reame puro della magnificenza, presieduto da Ratnasambhava (Rinchen Jungné) della famiglia Ratna.
  3. Sukhavati (Dewachen): il reame della beatitudine presieduto da Amitabha (Nangwa Tayé) della famiglia del Loto.
  4. Karmaprasiddhi (Lerab Drubpa): il reame puro della perfetta azione presieduto da Amoghasiddhi (Dönyö Drubpa) della famiglia Karma.
  5. Akanishtha (Omin): il reame puro della montagna splendente, presieduto da Vairochana (Nampar Nangdzé) della famiglia Buddha.

 

40. D: Come possiamo purificare le azioni negative del passato e ristabilire delle condizioni positive?

R: Ecco alcune delle pratiche più efficaci per purificare le azioni negative del passato, la violazione dei voti e per ristabilire delle condizioni positive:

1. Applicando, in accordo ai sutra, i quattro poteri opponenti (shakpé tob shyi):

  • Il potere del rimpianto (nyejé sünjin gyi tob): il provare rimorso per le azioni negative passate.
  • Il potere dell'azione riparatrice (nyenpo künchö kyi tob): utilizzato come antidoto per placare le azioni negative.
  • Il potere della determinazione (dompé tob): la determinazione a non ripetere un'azione negativa.
  • Il potere del supporto (ten gyi tob): consolida la propria fiducia nei Tre Gioielli e nel non abbandonare mai la bodhicitta.

2. La meditazione vajrasattva: la pratica quotidiana di purificazione.

3. Il narak kong shak: la confessione suprema per purificare tutte le violazioni e infrazioni dei voti, svolta il 10° e il 25° giorno del mese lunare.

4. Il sojong: la pratica della confessione per i monaci e le monache, per rimuovere le negatività, ricostituire le virtù e purificare i misfatti, svolta il 15° e il 30° giorno del mese lunare.

5. Il nyung ne: il ritiro del digiuno per purificare il karma negativo, accumulare meriti e saggezza, svolto nei giorni di buon auspicio del mese lunare.

6. Il gutor: il rituale per pacificare le negatività e gli ostacoli nel mondo, condotto una settimana prima dell'inizio del capodanno tibetano (losar).

 

41. D: Qual è l'oggetto di rifugio nel rifugio supremo?

R: L'oggetto di rifugio nel rifugio supremo è la luminosità della nostra mente primordiale.

 

42. D: Qual è la natura della mente primordiale?

R: La natura della mente primordiale (nyuk sem) è l'unione inseparabile di luminosità e vacuità: la consapevolezza della chiara luce incontaminata, spontanea ed eterna, che è al di là di tutte le nozioni concettuali di esistenza e di non esistenza, totalmente priva di oscurazioni cognitive o emotive, l'origine di tutti i nostri samsara e nirvana.

 

43. D: Quali sono le qualità della mente primordiale?

R: La mente primordiale non è altro che la nostra stessa mente genuina ed eterna, che è sempre esistita così com'è: la mente pura che è sconfinata, spaziosa, espansiva, assolutamente illuminata. Essa è al di là di tutti i segni di conseguimento, sta al di là di tutte le elaborazioni concettuali, al di là di tutte le esperienze mentali, al di là di tutte le etichette di realizzazione e non realizzazione; è la suprema e incontaminata consapevolezza meditativa e sempre presente, della realtà suprema che è al di là dell'andare o venire, aperta tuttavia all'illimitata manifestazione cosmica delle esperienze vissute e ai multiversi dell'infinito e oltre.

 

44. D: Come si consegue il rifugio supremo?

R: Il rifugio supremo si consegue seguendo le istruzioni essenziali del proprio tsawe lama, che introduce lo studente alla vera natura della sua mente e, nel processo, lo spinge a intraprendere il cammino per coltivare il pieno potenziale della preziosa nascita umana, fino al raggiungimento della completa e insuperabile illuminazione, laddove si è pienamente realizzati con la dharmata dell'universo: la consapevolezza onnisciente della natura di tutti i fenomeni.

 

45. D: Qual è l'origine delle qualità uniche di un autentico tsawe lama?

R: Le qualità uniche di un autentico tsawe lama non sono il risultato delle pratiche diligenti di una vita o di dieci vite, ma l'accumulo continuo e ininterrotto di meriti e di saggezza, derivanti da innumerevoli e incommensurabili atti di virtù nel corso di incalcolabili eoni.

Egli non si limita a trasmettere agli studenti il significato esteriore del buddhadharma, ma è in grado di rivelarne l'essenza più profonda, che è rilevante per le esigenze di ogni singolo studente. Vive tra gli esseri senzienti contaminati dai residui karmici, ma rimane incorrotto dalle qualità fittizie del samsara.
 
Egli rimane sempre l'incarnazione vivente di tutti i buddha dei tre tempi ovvero il lama del nirmanakaya onnicompassionevole, che può aiutare gli studenti ad avere successo al di là dei loro limiti concettuali della realtà.

 

46. D: Qual è lo scopo del rifugio supremo?

R: Lo scopo del rifugio supremo è quello di elevarsi dallo stato impuro del samsara per ottenere la realizzazione del dharmakaya, che si esprime attraverso la luminosità onniprovvidenziale del corpo della saggezza originato da sé del sambhogakaya e da cui si manifesta il compassionevole nirmanakaya che tutto realizza per il bene di tutti gli esseri.

 

47. D: Qual è la natura dei fenomeni che sperimentiamo nel mondo?

R: La natura di tutti i fenomeni che sperimentiamo nel mondo è, in realtà, l'essenza della talità nella dharmata (chö nyi): l'unione dell’apparenza condizionata e dell'intrinseca vacuità. La dharmata può quindi essere definita come la natura nuda e incondizionata della realtà: l'essenza unificata della verità suprema che dà origine all'esistenza di tutti i fenomeni.

 

48. D: Come dovremmo percepire l'apparenza e la vacuità dei fenomeni?

R:Durante l'unione di apparenza e vacuità, tutti i fenomeni possono apparire in diverse forme tangibili, ma sono in effetti più simili a una sequenza di sogni o ad un banco di nebbia mattutina, che si manifesta in una continua e rapida successione di apparenze mutevoli che dipendono dalle condizioni, per poi dissolversi di nuovo nella distesa onnipervasiva della vacuità, a causa della totale assenza di qualsiasi realtà intrinseca che permetta loro di rimanere permanenti.

I fenomeni dovrebbero essere percepiti senza attaccamento o avversione. Qualunque cosa sia accaduta, è successa perché era destinata a verificarsi in quel momento: a causa della maturazione del nostro karma o perché parte di un karma collettivo molto più ampio, originato nelle nostre vite passate.

Gestitela semplicemente nel modo migliore che potete e, quando non potete farci nulla, accettatela per quello che è. Siate sempre attenti e vigili per non farvi fuorviare dalla vostra stessa illusione concettuale.

 

49. D: Come si possono superare la paura e l'incertezza nella pratica del dharma?

R: La pratica del dharma nella vita quotidiana consiste nell'integrare la pratica con la propria vita, in modo che ogni momento della vita diventi un'occasione per la pratica del dharma.

È assolutamente possibile per tutti vivere una vita priva di paure, se:

  • si dimora nella verità che è inseparabile dagli insegnamenti dei buddha;
  • si prende rifugio nei Tre Gioielli e si agisce di conseguenza senza riserve;
  • si mantiene una fede inamovibile e una ferma devozione nella guida del guru del vajra;
  • si elimina ogni attaccamento terreno verso il mondo.

Colui che vive in accordo con la guida del guru del vajra è energizzato dal potere della verità suprema, poiché il guru del vajra è venerato e sostenuto da tutte le divinità dei tre piani di esistenza: quelle che risiedono nello spazio, sulla superficie della terra e nel sottosuolo, come riconoscimento delle incommensurabili attività compassionevoli del guru del vajra, svolte nel corso di innumerevoli eoni, al servizio di tutti gli esseri, senza eccezioni.

In definitiva, non c'è nulla da temere se non il proprio attaccamento all'illusione.

 

50. D: Come si può eliminare l'illusione?

R: Ci sono due metodi principali per eliminare le cause karmiche che portano all'illusione: utilizzando la quiete della mente per esaurire tutto il karma nel regno umano, per coloro che hanno fede e determinazione nell'implementare la guida del guru del vajra, oppure, per coloro che sono testardi e difficili da domare, sperimentando le sofferenze delle ricorrenti rinascite nei regni inferiori degli animali, degli spiriti affamati e degli esseri infernali, fino all'esaurimento di tutto il karma.

 

51. D: Come si manifestano questi due metodi?

R: Il primo metodo consiste nell'aver coltivato con successo la quiete della mente, che porta al successivo sorgere spontaneo della luminosità della saggezza dalla natura primordiale della mente che è libera da tutte le illusioni, e quindi, grazie al mantenimento della visione pura, non si producono più cause karmiche per ulteriori rinascite involontarie nel samsara.

Per quanto riguarda il secondo metodo, a causa dell'irrequietezza della mente provocata da: oscuramenti emotivi, speculazioni concettuali o conoscenze mondane, si producono impronte karmiche contaminate. Di conseguenza, gli esseri così illusi, vengono intrappolati nei dodici anelli dell'originazione interdipendente e producono le formazioni karmiche necessarie per le rinascite nel samsara.

Dal momento che la mente concettuale può concentrarsi su un solo pensiero alla volta, durante il quale non si può pensare ad altro, la presenza di un solo lieve pensiero negativo è sufficiente a fungere da seme dell'illusione che cresce e aumenta esponenzialmente in altri pensieri negativi e, nel processo, consuma la nostra riserva di meriti che abbiamo accumulato durante innumerevoli vite. Poichè i nostri meriti sono completamente esauriti, tutto ciò che possiamo aspettarci per la nostra vita umana rimanente è una marea impetuosa di sofferenze mondane, che ci porterà infine a cadere nei regni infernali dove la ferocia della punizione che ci attende è così indescrivibilmente intensa che, nel corso di eoni, tutti i nostri pensieri negativi e le nostre illusioni verranno eliminati uno per uno.

 

52. D: Quale di questi due metodi è il più efficace per eliminare l'illusione considerando la facoltà degli esseri di questo tempo?

R: L'eliminazione dell'illusione non ha nulla a che fare con le facoltà, ma piuttosto con l'umiltà e la sincerità.

Chi è umile può avere delle scarse facoltà, ma uno studente del genere otterrà comunque la quiete della mente al momento giusto, per il fatto di avere una fede che non vacilla nell'insegnamento del guru del vajra.

Chi invece è orgoglioso della conoscenza mondana e vive secondo i dettami del proprio ego, nella sua vita umana si imbatterá in ostacoli inflitti da sé stesso dovuti all'inversione del karma positivo e sperimenterà le sofferenze delle rinascite ricorrenti nei regni inferiori, dettate dall'ignoranza rispetto alle cause e alle conseguenze della trasgressione karmica.

 

53. D: Quiete della mente sta a significare che la mente è inattiva?

R: Quiete della mente non significa che la mente sia inattiva. Ogni volta che si utilizza la presenza mentale (drenpa) insieme all'attenzione (yi je) per raggiungere lo stato incrollabile del samadhi (ting nge dzin), in cui la mente cessa di vagare tra oggetto e soggetto e i fenomeni sono percepiti così come sono, entriamo nello stato di calma e tranquillità della meditazione del śamatha (shyine), in cui, senza concentrarci esplicitamente, possiamo osservare la dharmata della mente nel suo stato naturale originario, senza aggiungere o togliere nulla, fino a quando la natura della vacuità della mente appare da sé.

È dalla natura della vacuità della mente che emerge la luminosità dell'onniscienza per offrirci la profonda esperienza del vipaśyanā (lhaktong) sull'unione di vacuità e luminosità, la perfetta fusione dello spazio infinito e della saggezza onnisciente del sambhogakaya.

 

54. D: Come si può integrare la quiete della mente nella nostra vita quotidiana?

A: Si può iniziare la giornata praticando innanzitutto la meditazione che utilizza l'osservazione del respiro. Dopo ogni sessione di meditazione, dedicate ogni giorno un po' di tempo ad un insegnamento specifico che avete studiato e contemplatene il significato.

Poi estendete la calma che proviene dalla meditazione e la guida che avete ricavato dallo studio, al periodo successivo alla meditazione, integrando gradualmente la calma e i punti chiave dell'insegnamento nella vostra vita quotidiana.

La sera concludete la vostra pratica quotidiana con una riflessione sulle attività che avete svolto nell’arco della giornata per capire meglio come migliorare ulteriormente la vostra pratica il giorno successivo.

È inoltre di vitale importanza pentirsi e riparare anche la minima infrazione ai voti di rifugio e ai samaya che si è commessa nel corso della giornata, per evitare che le sue implicazioni karmiche si moltiplichino durante la notte nel caso questi voti non fossero ripristinati.

 

55. D: Come comincia l'osservazione del respiro?

A: Si inizia portando tutti i pensieri vaganti e discorsivi in un unico punto di concentrazione sul respiro.

Osservate semplicemente il processo naturale delle vostre inspirazioni ed espirazioni attraverso le narici. Rimanete consapevoli della durata, della qualità e dell'effetto di ogni respiro, se si tratta di un respiro lungo o corto, fresco o caldo e se porta calma a tutto il corpo.

Man mano che la consapevolezza di ogni respiro diventa sempre più sottile e senza sforzo, si entra in un imperturbato stato meditativo in cui tutte le altre attività mentali cessano di esistere e la mente si stabilizza nel presente.

 

56. D: Che significato assumono la meditazione e la riflessione quotidiana nella pratica del dharma?

R: I praticanti del dharma usano l'insegnamento del dharma come punto di riferimento nella loro vita. L'essenza della pratica del dharma è trascendere tutte le inclinazioni egoistiche e dedicare la propria vita al servizio degli altri, praticando la generosità senza pensare a guadagni o perdite, praticando la disciplina senza desideri e coltivando la pazienza senza risentimenti.

È con la pratica della meditazione sulla bodhicitta relativa e sulla bodhicitta assoluta che si sviluppa la mente altruistica che sorge dalla cognizione che la natura dell'ego è inesistente, mentre attraverso la pratica della riflessione si può coltivare un vero progresso nella propria pratica del Dharma.

Senza un'adeguata riflessione, anche le buone qualità ottenute in precedenza si deterioreranno rapidamente per l’assenza di umiltà: la fonte della presenza mentale.

 

57. D: Nelle gemme di saggezza per la meditazione quotidiana, si afferma: "I desideri sono istinti umani innati indispensabili alla nostra funzione nel mondo, ma non sono l'obiettivo primario della vita stessa". Quali sono gli obiettivi primari della vita?

R: Il desiderio è il volere fabbricato dalla mente che porta alla successiva azione karmica, la quale crea il ciclo delle continue rinascite nel samsara. Ogni volta che c'è desiderio ne seguirà certamente sofferenza. L'obiettivo primario del possedere una preziosa nascita umana è riconoscere, nel corso della propria vita, le cause delle sofferenze e applicare diligentemente la propria cognizione per raggiungere la liberazione dall'interminabile rinascita condizionata del samsara.

Jayata, ventesimo patriarca e successore del lignaggio del Buddha Shakyamuni, aspirava ardentemente di abbandonare la vita da laico e diventare un monaco. I suoi genitori, prima di procedere con il suo piano, lo pregarono di cercare moglie e dare alla luce un figlio che tenesse loro compagnia. Colpito dalla disperazione e dalla tristezza dei suoi genitori, Jayata prese moglie e accettò di aspettare che il bambino raggiungesse l’età di otto anni prima di andarsene da casa. Quando fu il momento di lasciare la sua dimora come concordato in precedenza, i genitori costrinsero il figlio ad impedire a Jayata di andarsene, tenendosi stretto a lui. Colpito dalle lacrime del figlio che si aggrappava disperatamente a lui, alla fine accettò di rimanere a casa per accontentare la famiglia.
Gli ci vollero novantuno kalpa per esaurire il karma accumulato in quell'unica vita come laico, prima di avere di nuovo l'opportunità di ottenere una preziosa rinascita umana per ricevere l'ordinazione da monaco e raggiungere lo stato illuminato di un arhat. Se si considera che anche il kalpa più breve corrisponde a 16.000.000 anni, novantuno kalpa di continue rinascite nel samsara è un tempo lunghissimo, sprecato per la realizzazione di un desiderio mondano.

 

58. D: Quali sono l'atttudine e la condotta appropriate per un praticante del dharma?

R: L'attitudine e la condotta appropriate per un praticante del dharma possono essere riassunte in: riverenza, umiltà e gratitudine.
Ecco alcuni punti essenziali:

  • L'aspirazione e la determinazione a realizzare l'insegnamento del dharma ricevuto sono forti, mentre l'energia che si trasmette attraverso il corpo e la parola è delicata, umile e consapevole.
  • Si è rispettosi nei confronti del vostro maestro, dei vostri superiori e degli anziani.
  • Si è accomodanti con i coetanei in accordo al proprio voto di rifugio e del samaya.
  • Si è compassionevoli e protettivi nell'educare i giovani.
  • Non ci si agita eccessivamente quando le cose vanno bene.
  • Non si diventa infelici quando le cose non vanno bene.
  • Invece di impantanarsi nei sensi di colpa e nei rimpianti per gli errori del passato, si rimedia ai propri errori non appena si è in grado di farlo.
  • Si è consapevoli della natura transitoria dei fenomeni e grati della loro presenza che ci ricorda l'inutilità dell'attaccamento.

 

59. D: In che modo l'esperienza della sofferenza può essere una causa per eliminare l'illusione?

R: Le sofferenze umane possono essere utili come catalizzatori che causano la nascita della motivazione e della determinazione a raggiungere la libertà dal samsara.

Sentirsi tristi e vergognarsi sinceramente per l’insufficiente capacità di liberarsi dalla propria dipendenza all'attaccamento del samsara ed essere di beneficio agli altri, liberandoli dalle sofferenze del mondo, sono spesso i fattori cardinali che spingono la nostra mente a prendere rifugio nei Tre Gioielli, i quali rispecchiano la ricerca dell'illuminazione del principe Siddharta, per il bene di tutti gli esseri.

Per coloro che vivono nel fascino dell'illusione e sprecano la loro preziosa nascita umana, l'intensità inimmaginabile delle sofferenze che sperimenteranno nelle loro imminenti rinascite ricorrenti nei regni inferiori fino all'esaurimento del loro karma negativo, spianerà comunque la strada, nel corso di innumerevoli eoni, ad un'altra probabile rinascita futura come esseri umani, anche se rinasceranno con facoltà e in circostanze molto più povere a causa della mancanza di meriti.

 

60. D: Quali sono le cause principali che portano all'esaurimento dei meriti?

R: L'esaurimento  dei meriti è il risultato delle azioni negative che abbiamo commesso a causa dell'ignoranza del karma, creando nel processo le cause delle nostre future rinascite come animali, o come spiriti affamati per l'insaziabile avidità, o come esseri infernali a causa della rabbia e delle cattive intenzioni.

I meriti che si sono accumulati in molti eoni per generare una preziosa nascita umana, vengono facilmente consumati dalla nostra interminabile ricerca di obiettivi mondani. Più inseguiamo il piacere mondano, più ci sforziamo di compiacere il nostro ego, più sprechiamo tempo in attività mondane per distrarre la nostra mente dall'affrontare la verità della realtà, tanto più rapidamente si consuma la nostra riserva di meriti.

Coloro che continuano con i loro impulsi abituali ad indulgere in attività negative e non salutari, a causa del proprio oscuramento e della dipendenza dal fascino dell'illusione, riusciranno solo a creare le inevitabili conseguenze per future e infinite rinascite nei reami inferiori.

Ecco alcune delle principali cause che portano gli esseri comuni all'esaurimento dei meriti, con conseguenti rinascite future come animali e spiriti affamati:

  • Il risentimento, a causa dell'illusione, verso coloro che hanno offerto loro sostegno nel momento del bisogno.
  • Il rifiuto, presunzione o avarizia, di offrire il proprio aiuto ad altri che hanno bisogno di sostegno.
  • Svolgere interminabili attività sociali che non portano alcun beneficio a nessuno, se non suscitare competitività, rivalità e gelosia negli altri e causare perciò karma negativo.
  • Prendere parte ad interazioni insensate con chi è ossessionato da visioni sbagliate e credenze distorte.
  • L’indulgenza in azioni distraenti, percepite erroneamente come innocui divertimenti e che non producono alcuna virtù.
  • Bramare relazioni con persone le cui qualità sono state enormemente esagerate per distrarsi dall'insoddisfazione e dal malcontento della propria vita.

Tuttavia, prendere semplicemente le distanze da queste attività non preclude il deperimento dei meriti che portano a future rinascite nei regni infernali a qcoloro che hanno appoggiato o effettivamente commesso le seguenti azioni negative:

  • Azioni che mancano di rispetto nei confronti di un maestro spirituale che rappresenta i Tre Gioielli.
  • Azioni che mancano di rispetto nei confronti del sangha dei monaci che sono figli e figlie del Buddha.
  • Causare disarmonia tra i membri di una comunità buddista.
  • Distruggere la vita di saggezza dei membri di una comunità buddista attraverso l'interruzione delle loro attività.
  • Lasciare una comunità buddista a causa della seduzione dell'illusione.
  • Infrangere irrimediabilmente i voti della pratimoksha per la liberazione individuale (sosor tarpa).
  • Infrangere irrimediabilmente l'impegno verso il samaya (damtsik).
  • Nutrire l'intento di uccidere o partecipare ad attività come corride o giochi al computer che incoraggiano l'uccisione.
  • Uccidere, sia intenzionalmente che accidentalmente per: autodifesa, disinfestazioni, aborti o suicidi.
  • Comportarsi come un turista del dharma anziché come un praticante.

 

61. D: Qual è la differenza tra i praticanti e i turisti del dharma?

R: I praticanti del dharma sono motivati dal sorgere della bodhicitta a realizzare il vero stato della realtà, che è l'unione transitoria di apparenza e vacuità, e che, in quanto tale, è come un sogno che non ha alcuna sostanza reale. Perciò non hanno alcun bisogno di aggrapparsi ad essa, se non quello di separare la mente dall'influenza affettiva di queste illusioni, che sono la vera causa della sofferenza nel samsara.

Hanno anche compreso che il vero scopo di avere una preziosa nascita umana è quello di utilizzare tutto il tempo che hanno a disposizione nella loro vita per ottenere la liberazione dal ciclo delle continue rinascite nel samsara.

I turisti del dharma sono coloro che sono ancora molto legati alle preoccupazioni mondane del samsara.

Percepiscono l'insegnamento del dharma allo stesso modo con cui si approcciano alla conoscenza del mondo: uno strumento per abbellire la loro esistenza samsarica e non come mezzo per ottenere la liberazione dal samsara.

Sono desiderosi di ricevere gli insegnamenti del dharma, ma mostrano scarsi sforzi per trasformare il loro comportamento abituale in accordo con il Dharma.

Invece di concentrarsi sul consolidamento di un rapporto indissolubile con il guru del vajra, che è la rappresentazione dei Tre Gioielli e ha il potere di guidarli verso il raggiungimento della liberazione dal samsara, privilegiano l'interazione mondana con gli altri studenti, che sono fonte comune di distrazione in quanto non si sono ancora liberati completamente dalle influenze afflittive dell'esistenza condizionata; perciò il rapporto con quest’ultimi non potrà offrire alcun sollievo alla loro insoddisfazione, se non creare ulteriori cause di inquietudine.

Trattano l'insegnamento del dharma come una gita e possono persino chiedere ad altri di accompagnarli in un pellegrinaggio che può essere pericoloso per chi non è preparato.

Le conseguenze di tali concezioni e sforzi fuorviati non produrranno alcun merito, se non quello di accelerare l'inversione del karma positivo e la maturazione di quello negativo dalla loro alaya, poiché l'insorgere di tutti i fenomeni dettati dallo stato della loro mente è amplificato dal campo energetico che circonda i luoghi sacri.

 

62. D: Perché c'è del pericolo durante un pellegrinaggio?

R: Ovunque ci siano praticanti del dharma impegnati in attività del dharma, ci sarà anche la presenza di Mara, il signore dell'illusione, che causerà qualsiasi ostacolo necessario per arrestarne l'avanzata.

Persino gli attendenti personali del Buddha Shakyamuni erano noti per essere stati vittime dell'influenza disgregatrice di Mara, come nel caso di Sunakshatra, che conosceva a memoria tutti gli insegnamenti del Buddha, ma che, dopo aver ceduto al Mara degli aggregati contaminati (phungpo'i dü), divenne sempre più orgoglioso e sviluppò una grave mancanza di rispetto nei confronti del Signore Buddha. In seguito, finì per rinascere come spirito affamato (preta) prima di discendere nell'inferno dell’avici (narmé) ovvero l'inferno vajra del tormento senza soste.

 

63. D: Quali sono le cause dell'inversione del karma positivo per gli studenti del dharma?

R: L'inversione del karma positivo è il risultato di studenti immaturi e orgogliosi, che hanno scambiato come frutto dei loro sforzi la fortuna vissuta anziché come la benedizione della guida e del sostegno che hanno ricevuto dal loro guru. Poiché l'illusione e l'arroganza offuscano sempre più la loro mente, le trasgressioni diventano più frequenti e incontrollate, mentre i voti infranti e la violazione del samaya non vengono ripristinati.

Ogni atto di trasgressione viene quindi paragonato all’aggiunta del proprio vomito in un vaso di nettare che si è precedentemente ricevuto grazie alle benedizioni del lignaggio. Avendo rovinato il nettare, continuando a comportarsi con presunzione e non tenendo conto delle conseguenze delle implicazioni karmiche, nessuna attività legata al Dharma genererà più meriti, poiché tutto ciò che viene aggiunto al vaso viene semplicemente contaminato. È soprattutto grazie alla purezza del nettare nel vaso che si è protetti dalla minaccia dei debitori karmici e delle entità negative.

Una volta che la purezza del nettare viene rovinata dal vomito, i debitori karmici e le entità negative possono facilmente vendicarsi ed esercitare influenze negative sullo studente indifeso, causando l'inversione del karma positivo.

 

64. D: Perché è così importante ripristinare gli impegni dei voti e del samaya?

R: Ogni volta che si commettono delle trasgressioni, è di vitale importanza purificarle immediatamente, perché il karma negativo che hanno creato aumenterà e si moltiplicherà. L'implicazione karmica dell'uccisione di una formica raddoppierà nel giro di un giorno, il che significa che la soppressione di una formica diventerà l'uccisione di due formiche entro il giorno successivo, e poi raddoppierà ancora ogni giorno successivo. Al diciottesimo giorno, avrete creato lo stesso karma negativo di chi uccide una vita umana. Al momento della morte, il numero di karma negativi accumulati sarà pari a tutte le particelle di polvere dell'intera terra, il che spiega che, quando si perde una preziosa vita umana, ci vorranno eoni inimmaginabili perché il karma negativo si esaurisca prima di avere una qualsiasi possibilità di arrivare anche alla più umile nascita umana ordinaria. Se questa è l'implicazione karmica dell'uccisione di una singola formica, è forse necessario menzionare il karma negativo relativo all'interruzione delle attività del Dharma di una comunità buddista o persino lo scenario più inimmaginabile della denigrazione di un guru del vajra, che equivale a disprezzare tutti i Buddha dei tre tempi.

Nel tantra dell’ornamento del vajrahrdaya si legge:

“Chiunque mostri disprezzo verso il suo sublime guru,
anche se conosce tutti i tantra a memoria,
pratica senza dormire e senza distrazioni per mille eoni,
finirà comunque negli inferi”

Nel commentario al tantra di kalyamari, si legge:

"Colui che dopo aver ascoltato anche un solo verso dell'insegnamento,
non percepisce comunque la persona che ha trasmesso l'insegnamento come un lama, nascerà cento volte come cane e poi nei regni più atroci dell'inferno".

Nel tantra di kalachakra si legge:

Contate il numero dei momenti in cui
siete stati arrabbiati con il vostro guru.
Si distruggono le radici di virtù accumulate per eoni.
La durata del tormento
che trascorrerete all'inferno
è dello stesso numero di eoni.”

Nelle cinquanta stanze di devozione al guru si legge:

“Tu che sei un tale idiota
da denigrare il tuo guru
contrarrai malattie contagiose
causate da spiriti dannosi.
Morirai di una morte orribile
causata da demoni, pestilenze, veleni,
fuoco, acqua, re immorali, serpenti,
streghe, banditi o selvaggi,
e poi rinascerai negli inferi.”

L'importanza di ripristinare i voti e il samaya è spiegata in modo approfondito nell'insegnamento del Pathgate Il Guru Yoga: i benefici del ricordare il lama, tratto dall'archivio la porta del buddismo tibetano, disponibile sul sito web del Pathgate.

 

65. D: Come dovrebbe essere percepito un guru del vajra?

R: Un guru del vajra dovrebbe essere percepito con una visione pura, come la rappresentazione di tutti i buddha. Indipendentemente dal modo in cui può apparire o dalle attività mondane che può adottare per creare il legame karmico necessario per il bene degli esseri senzienti, queste sono tutte attività compassionevoli e disinteressate, inseparabili dall'incontaminata consapevolezza onnisciente dei buddha. Tenete sempre presente il grande bagaglio di meriti che un guru del vajra deve possedere per potersi manifestare nel mondo, invece di aggrapparvi alla visione impura di ciò che potreste considerare come trasgressioni o inadeguatezze dalla vostra prospettiva mondana.

 

66. D: Nelle gemme di saggezza per la meditazione quotidiana, si legge: “Tutte le relazioni sane riflettono la vera natura dell'universo: si sostengono reciprocamente, ma sono del tutto co-indipendenti da qualsiasi trasgressione energetica”. Qual è il significato di "co-indipendenti da qualsiasi trasgressione energetica"?

R: Per comprendere il tema della co-dipendenza da qualsiasi trasgressione energetica, si dovrebbe studiare l'insegnamento del Pathgate Riflessione sui dodici anelli dell'originazione interdipendente nella sezione la porta del buddismo tibetano del sito web del Pathgate.

 

67. D: Nelle gemme di saggezza per la meditazione quotidiana, si legge: “Per ottenere uno stato di unità con la disciplina scelta, in cui finisce la separazione e inizia il ricongiungimento, si dovrebbe adottare l'approccio di un vero pellegrino.”
Ci può spiegare qual è l'approccio di un vero pellegrino?

R: Un vero pellegrino è innanzitutto un devoto del guru yoga e un praticante dei tre addestramenti superiori. Essendo stato profondamente ispirato dalle attività compassionevoli del guru del vajra, il devoto dovrebbe in primo luogo invocare le benedizioni del lignaggio del guru del vajra prima di intraprendere un pellegrinaggio, poiché, per i devoti che sono genuini, gli ostacoli e gli incidenti sono comuni durante tale impresa.

Ci sono anche alcune procedure da osservare quando si rende omaggio alle sacre reliquie dei maestri realizzati, di fronte alle quali il devoto dovrebbe rendere nota la propria supplica: potrebbe desiderare ad esempio di replicare le nobili attività dei maestri realizzati nello stesso modo in cui hanno fatto in passato. Per dimostrare l'assoluta sincerità della propria intenzione, il devoto si impegna in genere a compiere 100.000 prostrazioni davanti allo stupa o a completare 100.000 circumambulazioni intorno al luogo sacro.

Una salda fede, una forte devozione e un impegno entusiastico senza sosta sono quindi le tre qualità più essenziali per i devoti in pellegrinaggio.

 

68. D: Quali sono i tre addestramenti superiori?

R: I tre addestramenti superiori (lhagpé labpa sum) si riferiscono alle pratiche che possono condurre alla liberazione (tharpa) dal samsara (khorwa) intraprendendo il sentiero degli shravaka (nyenthö), quello dei pratyekabuddha (rang sangyé) o il raggiungimento della buddità (sangye kyi gopang).

I tre addestramenti superiori sono:

  • Disciplina (tsultrim kyi labpa): misure appropriate che servono a semplificare la propria vita, a purificare il proprio corpo, parola e mente, a proteggersi dalla paura mentre si plasma una ferma determinazione e la rinuncia, per creare le condizioni favorevoli alla pratica del Dharma;
  • Meditazione (ting ngé dzin gyi labpa): pratiche che servono a trasformare la mente per raggiungere la cognizione della verità suprema, adottando pratiche del Dharma appropriate e abbandonando le illusioni;
  • Saggezza (sherab kyi labpa): pratiche che servono a coltivare la perfezione della saggezza trascendentale (sherab), che porta alla cognizione della vera natura dei fenomeni e alla rivelazione della saggezza primordiale onnisciente (yeshe).

La trasmissione dei tre addestramenti superiori è contenuta nei tre pitaka (denö sum) ovvero le tre raccolte separate del: Vinaya (dulwa) per la coltivazione della disciplina, Sutra (do) per la coltivazione della meditazione e Abhidharma (chö ngönpa) per la coltivazione della saggezza.

 

69. D: Qual è lo scopo della circumambulazione?

R: La circumambulazione intorno a qualsiasi rappresentazione sacra dei Tre Gioielli, come uno stupa, un tempio o un guru del vajra, è una pratica meditativa devozionale che può purificare il karma negativo e promuovere l'avanzamento sul sentiero dell'illuminazione.

Spiegazioni dettagliate sullo scopo della circumambulazione e sull'origine dello stupa sono contenute in una serie di insegnamenti tratti dall'archivio la porta del buddismo tibetano, disponibili sul sito web del Pathgate.

 

70. D: Qual’è l’energia associata alle sacre rappresentazioni dei Tre Gioielli?

R: L'energia associata alle sacre rappresentazioni dei Tre Gioielli inizia con la sua presenza all'interno del corpo vajra, della parola vajra e della mente vajra di un guru del vajra vivente, che è il lama del nirmanakaya, onnicompassionevole, che tutto realizza: l'incarnazione di tutti i buddha dei tre tempi.

Avendo raggiunto la realizzazione attraverso la pura disciplina della mente, il suo corpo fisico si trasforma in una potente fonte di energia cristallizzata che trasmette la traccia magnetica della verità suprema, la quale ha l'efficace qualità di provocare il rapido esaurimento del karma in coloro che incontra.

Quando passa nel parinirvana, il corpo santo viene cremato per rivelare il vero stato della sua realizzazione attraverso il numero delle sharira cristallizzate e delle reliquie sacre, come organi e ossa che si ritrovano tra le ceneri. Queste sharira e le reliquie sacre, che contengono l'indistruttibile impronta energetica del guru del vajra, sono di grande valore e di solito sono conservate all'interno di uno stupa.

 

71. D: Qual è la differenza tra il beneficio che può derivare dalla circumambulazione di uno stupa e la pratica del guru yoga?

R: Uno stupa consacrato con reliquie sacre è di grande beneficio per il devoto che desidera rendere omaggio allo stupa davanti al quale si formula un grande voto di aspirazione per il beneficio di tutti gli esseri.

Tuttavia, il merito accumulato rendendo omaggio ad uno stupa non può essere paragonato a quello di rendere omaggio a un guru vivente. Tanto per cominciare, uno stupa non impartisce fisicamente insegnamenti al devoto, né risponde ad ogni sua domanda. Un guru vivente non dà solo insegnamenti di Dharma, ma anche consigli sulla pratica del Dharma.

 

72. D: Qual è il significato di vajra?

R: Dal punto di vista del vajrayana, il vajra personifica l'unità indistruttibile della realtà suprema: l'unione di samsara e nirvana.

 

73. D: Perché nella vita ci sono insoddisfazione e malcontento?

R: L'insoddisfazione e il malcontento nella vita sono il diretto risultato di conflitti interiori che nascono dalle crisi esistenziali dovute al non essere consapevoli del vero scopo della vita umana e nel provare confusione nel costituire la propria identità personale all'interno del più grande schema dell'esistenza.

 

74. D: Che cos'è l'ignoranza?

R: L'ignoranza è la mancanza di consapevolezza della verità suprema, come dimostrano gli esseri immaturi e offuscati, ossessionati dal desiderio di ottenere gratificazioni mondane, causa principale della loro continua rinascita nel samsara. Essendo ossessionati dall’appagamento del proprio ego, che adottano come riferimento per orientarsi nella vita, finiscono per sprecare la loro preziosa nascita umana: la più rara di tutte le fortune che difficilmente si ripresenterà per molti eoni per via delle loro imminenti e continue rinascite nei regni inferiori, dove la possibilità di generare virtù per rinascere nei regni superiori è pressoché impossibile.

 

75. D: Come possiamo sbarazzarci dell'ignoranza?

R: L'ignoranza è esattamente il risultato dell'illusione: il rapporto che abbiamo instaurato con i fenomeni condizionati del nostro ego artificiale, che è la fonte di speranza e paura, di simpatia e antipatia: la vera causa della sofferenza nel samsara. Abbandonare il rapporto con il nostro ego e volgere la nostra mente a coltivare un vero rapporto con i buddha, è la causa per ottenere la liberazione dal samsara.

 

76. D: Qual è il significato di “recidere i legami agli orpelli della virtù”?

R: La tua domanda proviene dalle gemme di saggezza per la meditazione quotidiana. La frase completa è: "Essere pronti a recidere i propri legami agli orpelli della virtù come se si rinunciasse al male".

Orpelli della virtù si riferisce all'aspettativa concettuale di meriti che possono derivare da atti di virtù e dal desiderio di ricevere complimenti per ciò che si percepisce come azioni di virtù.

 

77. D: Nelle gemme di saggezza per la meditazione quotidiana, si legge: "I virtuosi splendono sia da lontano che da vicino, per merito della padronanza e della purificazione di sé stessi." Come si coltiva la virtù?

R: Tutte le attività altruiste, volte a promuovere il massimo beneficio per tutti gli esseri senzienti, sono considerate atti di virtù, che includono:

  • La generosità e l’amorevole gentilezza verso gli altri;
  • la preservazione della vita;
  • Il mantenimento della purezza di voti e samaya;
  • la difesa della verità;
  • la consapevolezza del corpo, della parola e della mente che è compatibile con il Dharma e così via, come accuratamente spiegato nell'insegnamento del Pathgate Il Guru Yoga: i benefici del ricordare il lama, tratto dall'archivio la porta del buddismo tibetano, disponibile sul sito web del Pathgate.

 

78. D: Qual è la differenza tra virtù e merito?

R: La virtù (gewa) è il sano comportamento altruista, motivato dall'intento positivo di promuovere il massimo bene per gli altri nel samsara, mentre il merito (sonam) è la condizione risultante dalla virtù che ci permette di realizzare il pieno potenziale del veicolo mahayana con cui si ottiene la liberazione dal samsara.

Per quanto riguarda i mezzi più accorti per accumulare grandi quantità di meriti, il veicolo del vajrayana offre due metodi impareggiabili: il primo è la coltivazione della compassione per il bene degli esseri senzienti, mentre il secondo è la pratica del guru yoga.

 

79. D: Cosa significa vedere delle particelle di luce mentre si fanno le prostrazioni?

R: Qualunque fenomeno potreste aver incontrato durante la pratica del Dharma è privo di qualsiasi esistenza intrinseca. Riconoscete semplicemente che i fenomeni sono la transitoria manifestazione cosmica del sorgere interdipendente e che la vera realtà di tutti i fenomeni è l'unione di apparenza e vacuità.

Mantenete sempre una mente stabile e tranquilla, invece di lasciarvi distrarre dall'apparenza di qualsiasi fenomeno. Permettere alla vostra mente di farsi distrarre durante la pratica da fenomeni esterni o interni, significa trasformare la vostra mente e la vostra pratica nelle attività di Mara.

Con percezione pura, concentrati sulla corretta applicazione dell'istruzione ricevuta dal proprio guru del vajra, senza farsi distrarre da aspettative o speculazioni, è sempre stato il consiglio dato da tutti i maestri realizzati sulla corretta pratica del Dharma.

 

80. D: Come si può usare la pura percezione per accogliere le difficoltà?

R: La pura percezione è la consapevolezza unificata di chiarezza e saggezza, priva di fissazioni concettuali come la visione dualistica su bene o male.

Accettate semplicemente le difficoltà come un altro momento transitorio del fenomeno, come una nuvola nel cielo che cambia di forma, e gestitele nel modo più appropriato possibile, senza appesantire la vostra mente con etichette emotive.

 

81. D: È vero che i buddha fanno tutti parte della vacuità e che possono manifestarsi nel samsara solo attraverso maestri abbastanza abili da connettersi alla vacuità?

R: Dal punto di vista del vajrayana, la vacuità si riferisce al supremo stato immanifestato del dharmakaya, che personifica la verità assoluta e che esiste in tutti gli stati animati e inanimati nell'infinita distesa dello spazio. Tutti i maestri realizzati che siano mai esistiti nel mondo sono nella forma del nirmanakaya, il corpo di emanazione dei buddha, che sorge direttamente dal dharmakaya e a cui faranno ritorno dopo la dissoluzione della loro forma compassionevole.

 

82. D: Perché le persone partecipano alle cerimonie di iniziazione o empowerment?

R: La maggior parte delle persone che partecipano alle cerimonie di iniziazione o empowerment sono motivate dal desiderio di ricevere delle benedizioni di buona fortuna per migliorare la loro esistenza mondana, che in realtà crea solo ulteriori cause di continue rinascite nell'esistenza ciclica.

Per altri, invece, è l'opportunità di ricevere l'iniziazione per l'avvio di una pratica specifica che può portare alla liberazione definitiva dal samsara.
 

83. D: Qual è il vero scopo dell'iniziazione o empowerment?

R: Il vero scopo dell'iniziazione o empowerment è causare il risveglio della saggezza primordiale (yeshe) nella mente dei devoti. É solo attraverso una ferma fede, una devozione inamovibile e una rigorosa osservazione del samaya che una vera iniziazione o empowerment può amplificare il suo pieno potenziale portando, in alcuni casi, alla realizzazione istantanea della propria vera natura, proprio come è accaduto durante ognuno degli 84.000 insegnamenti impartiti dal Buddha Shakyamuni.

 

84. D: Ci sono state delle iniziazioni o empowerment trasmesse durante la vita del Buddha Shakyamuni?

R: La totalità degli ottantaquattromila insegnamenti trasmessi dal Buddha Shakyamuni durante la sua vita, erano tutte preziose iniziazioni o empowerment della parola (tsik wang rinpoche), dove grazie alla guida di istruzioni orali e gesti, innumerevoli esseri, con diverse facoltà, raggiungevano l'istantanea e spontanea  realizzazione.

 

85. D: Qual è la caratteristica del veicolo vajrayana?

R: La caratteristica del veicolo del vajrayana può essere rappresentata al meglio dalle sue pratiche peculiari dello stadio di generazione (kyerim) e dello stadio di completamento (dzogrim). Lo stadio di generazione è la pratica con cui i fenomeni vengono purificati attraverso la visualizzazione dei buddha, dei bodhisattva e dei mandala ad essi associati. Lo stadio del completamento è la pratica con cui si realizza la vacuità illusoria delle divinità attraverso l'utilizzo dei canali (tsa), delle energie-venti (lung) e delle essenze (tickle) del corpo sottile (lu tra). L'unione degli stadi di generazione e di completamento viene adottata per visualizzare la divinità meditata (yidam) come un'entità illusoria, proprio come ciò che si sperimenta nello stato intermedio del sogno.

 

86. D: Come si manifesta e muta l'energia intorno ad un maestro realizzato?

R: Tutte le manifestazioni dell'energia sono direttamente collegate alla mente. Coloro che sono i detentori della consapevolezza della mente pura (vidyadhara), sono in armonia con il proprio corpo sottile formato da: canali, energie-venti ed essenze, possono raggiungere lo stato illuminato di unità con la dharmata di tutti i fenomeni e, quando è opportuno farlo, possono perciò trasformare le dinamiche energetiche dei quattro elementi intorno a loro.

 

87. D: Come si può raggiungere l'armonia con il proprio corpo sottile?

R: Si raggiunge l'armonia con il proprio corpo sottile unificando l'energia della compassione con la pura disciplina della propria mente. Insieme offrono la disposizione essenziale richiesta per il cammino che porta al raggiungimento dell'insuperabile e perfetta illuminazione.

La compassione nasce dalla conoscenza approfondita della realtà e la pura disciplina è il risultato dello sforzo combinato di sincerità e costanza. Dove c'è sincerità, figlia dell'umiltà, ci sarà anche visione interna. Dove c'è visione interna, figlia dell'attenta osservazione, ci sarà naturalmente sincerità.

Solo chi è assolutamente sincero e umile è in grado di coltivare il proprio corpo sottile attraverso le due accumulazioni (tsoknyi) di merito (sonam) e saggezza primordiale (yeshe). Chi ha pienamente coltivato la natura primordiale della mente (semnyi), l'unione inseparabile di luminosità della saggezza e di vacuità, è in grado di sostenere gli altri e persino di permettere all'universo di evolvere attraverso la sua interazione con la dharmata (choyi) della realtà assoluta (dondam denpa): la vera natura di tutti i fenomeni che è al di là delle apparenze.

 

88. D: Qual è l'essenza della pura disciplina?

R: L'essenza della pura disciplina è la fusione della bodhicitta assoluta con una mente altruista, calma e autoregolata, che riconosce la natura inconsistente ed inesistente dell'ego e le sofferenze dell'oscurazione.

 

89. D: Che cos'è esattamente la bodhicitta assoluta?

R: La bodhicitta assoluta è il puro risveglio dei nobili bodhisattva, con il quale si sono liberati da tutti gli attaccamenti mondani per mezzo della cognizione diretta della vacuità di un'esistenza intrinseca del sé. La bodhicitta assoluta è quindi il risveglio della consapevolezza della natura di tutti i fenomeni: la portentosa estensione della bodhicitta relativa, con cui si promuovono i massimi benefici per tutti gli esseri, senza eccezioni.

 

90. D: Come possiamo sviluppare una migliore comprensione della natura illusoria della vacuità?

R: Si può comprendere meglio la vacuità esaminando i seguenti fenomeni:

  • Il sogno (mi lam): nessuno degli eventi che sperimentiamo in un sogno ha un'esistenza intrinseca, se non la mera apparenza della costruzione mentale dovuta ad una mente inquieta.
  • L'illusione magica (gyu ma): un evento ingannevole basato sul coordinamento di cause e condizioni.
  • L'inganno visivo (mik yor): fenomeni che appaiono e scompaiono senza apparenti cause.
  • Il miraggio (mik gyu): come vedere un'oasi nel deserto che non esiste quando ci si avvicina.
  • La città dei gandharva (dri zé drong khyer): il fenomeno illusorio di una città tra le nuvole senza abitanti e abitazioni.
  • Il riflesso della luna sull'acqua (chu da): l'apparire della luna sull'acqua non conferma l'effettiva esistenza della luna nell’acqua.
  • L'apparizione (trül pa): ogni sorta di emanazione che non esiste realmente.

 

91. D: Quali sono i segni della pura disciplina?

R: Tutti i detentori della pura disciplina del passato come: Shantideva, Jetson Drakpa Gyaltsen e gli ottantaquattro Mahasiddha (drubtob chenpo), sono yogin celati e realizzati (bepé naljor) che hanno coltivato la perfezione della siddhi (ngödrup). Non sono noti per mostrare apertamente le loro vere capacità e spesso sono stati oggetto di scherno e derisione per il loro comportamento anticonformista e il loro aspetto indecoroso. I segni della pura disciplina che trasmettono sono sottili ma tangibili.

Eccone alcune tra le più evidenti:

  • I loro corpi emanano sottili sentori di squisita fragranza che ricordano l'incenso o i fiori freschi, anche se non si lavano da molti giorni.
  • I loro abiti, anche dopo esser stati lavati, si portano dietro un'atmosfera di calma e la loro fragranza unica.
  • La loro presenza fisica magnetizza la matrice di energia positiva che li circonda, amplificando la maturazione della virtù all'interno dei fedeli e causando l'improvviso allontanamento dei debitori karmici, entità negative e spiriti maligni dagli ospiti a cui sono stati legati, a causa del disagio che provano in presenza di un detentore della pura disciplina.
  • Sono sempre favoriti dal bel tempo ovunque si trovino e anche i fenomeni atmosferici estremi come i tifoni, è noto cambino direzione prima del loro arrivo.
  • Le divinità locali sono sempre presenti per offrire il loro sostegno per estinguere gli incendi o per portare la pioggia nei luoghi di siccità, quando necessario.
  • La portata delle loro preghiere, consolidate da eoni di pura disciplina, sono note per la loro efficacia nell'invertire il corso della maturazione karmica, come le malattie o il prolungamento della durata della vita degli infermi, quando richiesto.
  • Si dice che la loro mente abbia accesso diretto alla natura degli altri esseri e come risultato della loro comunicazione mente a mente, insetti e animali si spostano dai loro ambienti.
  • La capacità di offrire profezie imparziali sugli eventi futuri, in base alla consapevolezza della mente pura, che non viene intaccata dalle preoccupazioni samsariche.
  • Sono totalmente impermeabili al male anche quando direttamente esposti alla minaccia di conflitti estremi.

 

92. D: Come entrano nella nostra vita i debitori karmici e le entità negative?

R: I debitori karmici sono quegli esseri defunti con i quali abbiamo conflitti irrisolti a causa di un danno o di un'ingiustizia che gli abbiamo provocato nelle nostre vite passate e che quindi ci rimangono sempre vicini in attesa dell'opportunità di insediarsi nel nostro corpo per vendicarsi, nutrendosi della nostra forza vitale e causando malattie impossibili da curare con la medicina.

Le entità negative sono spiriti maligni che hanno stabilito un legame con noi a causa della nostra manifestazione di emozioni afflittive e di comportamenti distruttivi simili ai loro, oppure quando frequentiamo luoghi fortemente carichi di energia negativa che impoverisce la vita, come i luoghi infestati a causa di incidenti mortali o da suicidi, in cui ci sono molti spiriti erranti.

 

93. D: Quali sono i segni che indicano la presenza di debitori karmici ed entità negative?

R:  I segni che indicano la presenza di debitori karmici ed entità negative sono:

  • Carnagione pallida e ansia, perché i canali sottili vengono contaminati dalla loro presenza, che influisce sulla normale circolazione del sangue e delle energie sottili.
  • Incapacità di mangiare cibo normale senza provare avversione.
  • Movimenti corporei involontari dovuti alla congestione di energia all'interno dei canali sottili per la presenza di debitori karmici ed entità negative.
  • Frequenti incidenti, perdite materiali, problemi legali e di salute.
  • Manifestare l'intenzione di fare del male a sé stessi e agli altri, a causa della presenza di emozioni distruttive che rispecchiano le caratteristiche delle entità negative.

 

94. D: Perché i debitori karmici e le entità negative dovrebbero allontanarsi di fronte ad un guru del vajra?

R: Un guru del vajra realizzato non è solo la rappresentazione dei Tre Gioielli, ma in realtà è l'incarnazione dei Tre Gioielli nella forma del nirmanakaya. Un tale bodhisattva compassionevole con una pura disciplina, è sempre accompagnato da protettori del Dharma e da divinità locali che hanno il compito di allontanare tutti gli esseri non virtuosi dalle vicinanze del guru del vajra. Lo stesso motivo per cui coloro che sono presuntuosi e hanno visioni sbagliate, si sentiranno sempre a disagio in presenza di un guru del vajra.

 

95. D: Come si possono rimuovere debitori karmici ed entità negative?

R: Qualsiasi tentativo di rimuovere i debitori karmici e le entità negative con la forza aumenterà il loro risentimento nei confronti dell'ospite e finirà per creare ulteriori cause karmiche per il loro ritorno, vita dopo vita, in cerca di vendetta. Uno dei modi più efficaci per placarle è quello di praticare quotidianamente la confessione (sojong), come le trentacinque pratiche di confessione e purificazione dei buddha, per ripristinare tutte le virtù e purificare tutte le non-virtù. Dedicate poi il merito della vostra pratica alla loro rapida rinascita in circostanze più fortunate, come la terra pura di Amitabha (dewachen).

 

96. D: Come possiamo generare una grande riserva di meriti?

R: Nel sutra dei quarantadue capitoli (佛說四十二章經), il primo sutra tradotto in cinese da due monaci yuezhi: Kasyapa Matanga (迦葉摩騰) e Dharmaratna (竺法蘭), il Buddha Shakyamuni ha tenuto un discorso molto conciso sull'accumulazione dei meriti:

Il  Buddha disse:

“È molto meglio offrire cibo a una persona virtuosa che a cento persone inclini al proprio interesse non virtuoso.
 È molto meglio offrire cibo a una persona che osserva i cinque precetti buddisti (gé nyen gyi dom pa) che a mille persone virtuose.
 È molto meglio offrire cibo ad uno di coloro che sono entrati nella corrente (gyün shyukpa) che a diecimila uomini che osservano i cinque precetti buddisti.
 È molto meglio offrire cibo a uno di coloro che fanno ritorno una sola volta (len chik chir ongwa) che sfamare un milione di coloro che sono entrati nella corrente.
 È molto meglio offrire cibo a uno di coloro che non fanno ritorno (chir mi ongwa) che a dieci milioni di coloro che fanno ritorno una sola volta.
 È molto meglio offrire cibo a un arhat (drachompa) che a cento milioni di coloro che non fanno ritorno.
 È molto meglio offrire cibo a un singolo realizzatore solitario (rang sangye) che ad un miliardo di arhat.
 È molto meglio offrire cibo a un solo buddha dei tre tempi (dü sum sangye) che a dieci miliardi di realizzatori solitari.
 È molto meglio offrire cibo a una persona che ha trasceso i confini del pensiero, del dimorare, della coltivazione e della realizzazione nella pratica del Dharma, che a cento miliardi di buddha dei tre tempi.

Chiunque sia riuscito a trascendere i confini del pensiero, del dimorare, della coltivazione e della realizzazione nella pratica del Dharma è il supremo guru del vajra per l'era degenerata.

 

97. D: Quali sono i cinque precetti buddisti e chi sono: colui che è entrato nella corrente, colui che fa ritorno una sola volta, colui che non fa ritorno, l'arhat e il realizzatore solitario?

R: I cinque precetti buddisti sono:

  • non privare della vita;
  • non prendere ciò che non è dato
  • non mentire
  • non intraprendere comportamenti sensuali traviati sia del corpo che, in particolare, della mente;
  • non inebriarsi con attività del corpo e in particolare della mente.

Le cinque classi di praticanti sono descritte come segue:

  • Il sotapanna è colui che è entrato nella corrente (gyün shyukpa) delle quattro verità, così come comprese dagli esseri nobili (pakpé denpa shyi), e di conseguenza ha spezzato le prime tre delle dieci catene (kün tu jorwa chu) che vincolano l'individuo al ciclo delle rinascite condizionate: la catena che confonde gli aggregati del sé come reali (jik tsok la tawa), la catena del dubbio sull'efficacia del sentiero (té tsom) e la catena dell'attaccamento alle regole e ai rituali convenzionali (tsül trim dang tül zhuk chok tu dzin pa). Egli raggiungerà lo stato del nirvana dopo altre sette nascite come umano o nei regni celesti.
  • Il sakadagamin è colui che fa ritorno una sola volta (len chik chir ongwa) e che ha reciso l'attaccamento alla catena del piacere dei sensi (dö pa la dö chak) e alla catena del cattivo intento (nö sem), raggiungerà lo stato del nirvana dopo un'altra nascita come umano.
  • L'anagamin è colui che non fa ritorno (chir mi ongwa), ha completamente abbandonato le cinque catene inferiori e ogni attaccamento alle preoccupazioni mondane per entrare negli stadi di coltivazione dell'assorbimento meditativo (samten), raggiungerà lo stato del nirvana dopo un'altra nascita nel puro regno celeste di suddhavasa.
  • L'arhat è il distruttore del nemico (drachompa) che ha realizzato la natura priva di un sé dell'individuo ed è entrato nello stato del nirvana senza più rinascite avendo eliminato le ultime cinque catene superiori: la catena della brama per una buona rinascita nel regno materiale (zuk la chak pa), la catena della brama per la rinascita nel regno immateriale (zuk mé pé dö chak), la catena della presunzione che proviene da una mente competitiva (nga gyel), la catena dell'agitazione mentale che destabilizza la concentrazione (gö pa) e la catena dell'ignoranza (ma rik pa).
  • Il pratyekabuddha è il realizzatore solitario (rang sangye) che utilizza i dodici anelli dell'originazione interdipendente come fulcro della sua meditazione; si ritiene che possieda un livello di realizzazione superiore a quello di un arhat per aver trascorso cento kalpa nell'accumulazione dei meriti, mentre un arhat non vi ha trascorso più di sedici vite. Un pratyekabuddha è noto per aver realizzato la natura priva di un sé dell'individuo e gli aspetti parziali della natura priva di un sé dei fenomeni, ed è quindi considerato inferiore se paragonato alla piena illuminazione di un bodhisattva che ha trascorso un numero infinito di eoni e centomila kalpa per raggiungere la buddità, dopo aver realizzato pienamente la natura priva di un sé dell'individuo e dei fenomeni.

 

98. D: Quali sono le qualità del guru del supremo vajra nell'era degenerata?

R: I guru del supremo vajra per l'era degenerata sono quegli esseri nobili che hanno come loro modello di riferimento il bodhisattva mahasattva Ksitigarbha, che ha fatto voto di rimandare il suo conseguimento della buddhità fino a quando i regni infernali non si saranno svuotati di tutti gli esseri senzienti.

Un tale guru del vajra è la personificazione della perfezione naturale non dualistica. La consapevolezza della sua mente si amalgama senza sforzo con la natura di tutti i fenomeni, per nulla influenzata dalla confusione o dalle apparenze; non cerca né il riconoscimento né l'anonimato, ma è lodato dai buddha dei tre tempi per la sua grande aspirazione a realizzare tutti gli esseri senza eccezioni. Egli non mira né a compiacere né a dispiacere, ma le sue parole riflettono sempre la verità che resiste alla prova del tempo; la sua abilità non è né visibile né nascosta, ma porta sempre il risultato appropriato nel momento giusto. Il più lieve pensiero nella sua mente ha l'efficacia di produrre una fruizione istantanea grazie al rispetto dei suoi desideri da parte delle divinità dei tre piani; non ha alcun attaccamento né al raggiungimento del nirvana né all'evitamento del samsara, nel quale risiede da innumerevoli eoni con la disinvoltura dell'equanimità. Egli non cerca seguaci né abbandona coloro che sono oscurati, rimanendo semplicemente nel mondo senza esserne influenzato dai difetti. Ogni sua azione o non azione, beneficia tutti gli esseri allo stesso modo: accelerando, nel regno umano, l'esaurimento del karma di coloro che sono attratti da lui e, allo stesso modo, per coloro che sono presuntuosi, ostili, illusi, a consumarlo rapidamente nei regni inferiori. Non cerca l'approvazione e non nutre alcuna avversione per la disapprovazione, la sua mente giace liberamente nella consapevolezza della perfezione naturale in mezzo ai fenomeni che mutano in continuazione tra apparenza e vacuità. Non avendo alcun interesse egoistico per avvalorare la sua realizzazione, se non quello di promuovere i maggiori benefici per tutti gli esseri in tutto lo spazio, egli ha trasceso i confini del pensiero, del dimorare, della coltivazione e della realizzazione nella pratica del Dharma e quindi è considerato da tutti i buddha come il guru del supremo vajra per gli esseri senzienti dell'epoca degenerata.

 

99. D: Qual è lo scopo della pratica della preghiera?

R: I disastri naturali e le calamità provocate dall'uomo che dilagano nell'attuale epoca degenerata sono il diretto risultato dello squilibrio dei quattro elementi nel mondo. È quasi impossibile rendere innocui questi fenomeni con i nostri soli sforzi. Per assicurarci di non essere influenzati da questa situazione, è essenziale e necessario fare ogni giorno preghiere di supplica, di offerta, di aspirazione e di invocazione ai Tre Gioielli, alle tre radici e ai protettori del Dharma per ottenere la loro benedizione e il loro sostegno per la nostra continua coesistenza armoniosa con il mondo. Concludete sempre la vostra pratica con la dedica per il beneficio di tutti gli esseri.

 

100. D: Quali sono i segni dell'era degenerata?

R: I segni principali dell'era degenerata sono cinque:

  • Diminuzione della vitalità e riduzione della durata della vita.
  • Diminuzione delle proprietà nutritive degli alimenti che sostengono la vita.
  • Diminuzione nelle espressioni di virtù e aumento delle emozioni afflittive tra la popolazione.
  • Diminuzione nelle espressioni di virtù e aumento di visioni errate tra monaci e monache.
  • Declino del benessere fisico, intellettuale e mentale degli esseri senzienti.

Inoltre, durante l'età degenerata, i virtuosi, gli umili e coloro che hanno una pura disciplina sono oggetto di scherno e di attacchi malevoli da parte degli esseri mondani, sedotti dal fascino di Mara, mentre gli ignoranti sono ammirati e celebrati per le loro trovate idiote in cerca di attenzioni. L'integrità del sacro Dharma è stata in gran parte compromessa dall'interpretazione errata degli ignoranti e da coloro che soffrono per la loro mancanza di esperienze nelle pratiche reali.

 

101.D: Quali sono gli effetti causati dallo squilibrio dei quattro elementi?

R: I quattro elementi sono i quattro costituenti fondamentali: terra, acqua, fuoco e aria, che danno origine alla manifestazione fisica dell'universo. Gli squilibri dei quattro elementi sono causati dall'inquietudine mentale e dal karma collettivo degli esseri senzienti, che poi si manifestano come epidemie, carestie, tsunami, tornadi, guerre, disordini sociali e in ogni tipo di tragedia umana.
Le cause dello squilibrio dei quattro elementi e i loro effetti sono i seguenti:

  • Lo squilibrio dell'elemento terra è il risultato del karma collettivo generato da esseri arroganti e presuntuosi, causa di terremoti, frane e di tutte le calamità legate alla terra.
  • Lo squilibrio dell'elemento acqua è il risultato del karma collettivo generato dall'avidità e dalla bramosia che sono le cause di inondazioni, tempeste e di tutte le calamità legate all'acqua.
  • Lo squilibrio dell'elemento fuoco è il risultato del karma collettivo generato dalla rabbia e dall'intento maligno (nocivo), che sono le cause di tempeste di fuoco, incendi, eruzioni vulcaniche, guerre, illegalità e tutte le calamità legate al fuoco.
  • Lo squilibrio dell'elemento aria è il risultato del karma collettivo generato dall'ignoranza e dalla stupidità, che sono le cause di uragani, tornadi, tifoni e di tutte le calamità legate al vento.

 

102. D: Che probabilità ci sono che una preziosa rinascita umana si ripeta per gli esseri dell'era degenerata?

R: Il Buddha Shakyamuni ha rivelato che il numero di dèi e di esseri umani esistenti nel nostro mondo equivale alle particelle di polvere che si trovano in una sola unghia, mentre le restanti masse di particelle di polvere che costituiscono il mondo rappresentano l'incalcolabile numero di esseri senzienti che hanno perso il loro corpo umano ed esistono nei regni inferiori degli animali, degli spiriti affamati e degli esseri infernali. Durante l'era degenerata, le masse considerano normale comportarsi in un modo che è guidato dalla confusione, dal desiderio di possesso, dalla competitività e dall'orgoglio di considerare accettabili i propri sfoghi emotivi. Non ci si rende conto che basta un solo atto di ignoranza per rinascere ripetutamente, dopo la morte, come animali e poi come spiriti affamati, per via del forte istinto animale di procreare e di uccidere per sopravvivere. Si rinasce poi ripetutamente nei regni infernali fino all'esaurimento di tutto il karma associato agli inferni, per poi rinascere nuovamente come animale e ripetere lo stesso ciclo di rinascite ricorrenti tra i tre regni inferiori, per un periodo minimo di 5000 kalpa, prima di avere qualsiasi probabilità di rinascere nuovamente come umano: un lungo esilio di incredibile e inimmaginabile durata, anche se il kalpa più breve è di 16.000.000 anni. La possibilità che qualcuno, a cui tenete in questo momento della vostra vita, abbia l'opportunità di sperimentare consecutivamente delle preziose rinascite umane, senza un grosso ed immediato cambiamento da parte sua, è estremamente remota. Per chi ha veramente a cuore il massimo benessere di sé stesso e di chi fa parte della sua vita, non c'è momento migliore per smettere di rincorrere all'infinito obiettivi ordinari che non offrono alcun beneficio significativo per sé stessi o per gli altri. Per ottenere consecutivamente delle preziose rinascite umane è necessario adottare la condotta e la pratica degli esseri nobili mentre si è ancora in vita come esseri umani. Per un arhat ci vogliono fino a sedici vite per ottenere la liberazione dal samsara e innumerevoli kalpa per un bodhisattva per raggiungere la buddità. Non c'è compassione e amorevolezza  più grande per sé stessi e per gli altri che valorizzare la rarità della preziosa rinascita umana, perché ci offre l'opportunità di raggiungere la suprema e duratura felicità per tutti gli esseri.

 

103. D: Qual è il vero scopo del possedere una preziosa rinascita umana?

R: Il vero scopo del possedere una preziosa rinascita umana è quello di usare la propria vita umana per esaurire tutto il karma, in modo da ottenere la liberazione dalle ricorrenti rinascite nel samsara, invece di sprecare la nostra vita umana nella ricerca del piacere e degli obiettivi mondani, finendo per rinascere ripetutamente nei regni inferiori fino all'esaurimento di tutto il karma. Una preziosa rinascita umana avviene di solito nelle seguenti circostanze:

  • Si cade dai regni celesti dopo la morte perché non si possiedono abbastanza meriti per rinascere nei mondi celesti, ma si hanno ancora meriti sufficienti per rinascere come umani. Si può trattare di dèi (deva) dotati di bellissimi tratti e buone facoltà, o di semidei (asura) che amano prender parte a rivalità e conflitti. Tutti loro, dopo la morte, cadranno inevitabilmente nei regni inferiori, avendo trascorso la loro vita sotto l'influenza dei tre veleni.
  • Si ascende dai regni inferiori, come quello degli animali, dopo che il loro karma per rimanervi si è esaurito nel corso di eoni. Di solito rinascono in umili circostanze, come luoghi di carestia, paesi devastati dalla guerra o con disordini sociali, a causa della mancanza di meriti per una rinascita più fortunata. A seconda di come si applicano nell'affrontare le condizioni difficili che incontrano come umani, dopo la morte possono rinascere in circostanze più fortunate o ricadere nei regni inferiori.
  • Per ricorrenti preziose rinascite umane dovute alla profonda aspirazione e alla condotta meritoria di un essere nobile come quella di un arhat o di qualcuno sul sentiero del bodhisattva per il bene di tutti gli esseri.

 

104. D: Può spiegare per favore questa istruzione essenziale dalle gemme della saggezza per la  meditazione quotidiana: "Il miracolo più profondo dell’universo è la sua proprietà dei multi-universi, per cui il modello naturale di un universo è nascosto all'interno dell'intera struttura di un altro universo: si sostengono a vicenda e sono allo stesso tempo totalmente indipendenti."?

R: Si riferisce alla dinamica di gruppo co-indipendente e alle influenze interdipendenti che hanno luogo nel multiverso della galassia infinita. Ogni volta che la struttura metafisica di un mondo ha raggiunto lo stadio di completa disintegrazione e ritorna allo stato del nulla, gli esseri senzienti rimasti nei tre reami inferiori di quel mondo vengono trasmigrati in un altro mondo per continuare la loro esistenza fino all'esaurimento del loro karma.

 

105. D: Perché ci sono diversi veicoli nell'insegnamento buddista?

R: Sebbene tutti gli insegnamenti dei buddha provengano dalla stessa fonte, sono presentati sotto forma di visione (tawa), meditazione (gom, ting nge dzin, samten) e azione (chöpa) per adattarsi alle esigenze dei diversi esseri. Tutti i differenti veicoli: hinayana, mahayana e vajrayana in realtà fanno parte dello stesso veicolo. Quando si è attualizzata la piena e diretta realizzazione della propria natura, esiste un solo veicolo unificato. I diversi veicoli esistono solo quando si sta ancora progredendo attraverso i vari stadi della pratica.

 

106. D: È un comportamento corretto presentare delle domande ad altri maestri invece di chiedere prima al proprio guru?

R: Dal punto di vista del decoro di uno studente, tradizionalmente viene percepito inappropriato e irrispettoso scavalcare il proprio guru e rivolgere le proprie domande ad altri maestri, come se il proprio guru non potesse aiutarvi, mentre altri maestri, che vi conoscono di meno, possono rispondere alle vostre domande.

 

107. D: È giusto decoro partecipare a lezioni di altri insegnanti senza aver prima ricevuto il permesso dal proprio guru?

R: Il punto di vista tradizionale disapprova il comportamento degli studenti che partecipano a lezioni di altri insegnanti senza aver prima ricevuto il permesso dal proprio guru. Tutti i monaci del monastero di Namdroling, durante il periodo di Sua Santità Pema Norbu Rinpoche, dovevano chiedere il permesso a Sua Santità prima di poter partecipare al ritiro annuale del monastero. Spesso i monaci ricevevano le istruzioni da Sua Santità di ripetere le pratiche preliminari di Ngondro per tre o quattro volte prima di poter passare al livello successivo del ritiro.

 

108. D: Il rilascio delle vite di animali può essere svolto da chiunque?

R: La pratica dei rilasci delle vite (tse thar) o più precisamente il riscatto delle vite, dovrebbe essere condotta solo da un lama qualificato che abbia familiarità con la sadhana per supplicare le benedizioni dei Cinque Buddha agli animali acquistati al mercato, in modo che possano essere rilasciati in un habitat adatto per proseguire la loro vita naturale prima di rinascere in condizioni più fortunate.

 

109. D: Quali sono i segni del progresso nella pratica del Dharma?

R: Il segno di aver fatto progressi nella pratica del Dharma è che il modo in cui esprimete il vostro corpo, la vostra parola e la vostra mente è diventato calmo e privo di emozioni oscurate e dell'impulso illusorio di cercare conferme dagli altri. Mantenete delle relazioni pacifiche con tutti coloro che vi circondano, indipendentemente dal loro modo di comportarsi. Questo è il segno che avete assimilato l'insegnamento del Dharma ricevuto nella vostra vita quotidiana attraverso lo studio, la riflessione e la meditazione. Inoltre, non inseguite più incessantemente i vostri pensieri, ma lasciate che ogni pensiero sorga e si dissolva da solo all'interno dell'infinita consapevolezza della vostra mente, un po’ come osservare le onde del mare che si alzano e si abbassano.

 

110. D: Quali sono i fattori che portano alla corruzione della pratica del Dharma?

R: I fattori più comuni che portano alla corruzione della pratica del Dharma sono:

  • La fede che tende a essere instabile e a vacillare a causa del fare affidamento sulla speculazione concettuale.
  • La devozione ai Tre Gioielli che è compromessa dall'attaccamento all'illusione dell'ego.
  • La sopravvalutazione della propria intelligenza a causa della presunzione e della fiducia nella conoscenza terrena.
  • Essere assorbiti in modo eccessivo negli impulsi abituali per avvalorare sé stessi a causa della propria insicurezza.
  • Credere erroneamente che sia sufficiente frequentare l'insegnamento del Dharma senza mai fare uno sforzo genuino per integrare l'insegnamento nella vita quotidiana.
  • Non riuscire a estendere la chiarezza ottenuta dalla meditazione alla post-meditazione durante le attività quotidiane.
  • Provare piacere per insaziabili chiacchiere che portano a un rapido esaurimento dei meriti e a un aumento delle disgrazie.
  • Distrarsi per il proprio attaccamento ad attività senza senso che non portano alcun frutto di virtù.
  • Sprecare la preziosa vita umana per accontentare esseri mondani che non possono mai essere soddisfatti.
  • Ignorare le fasi corrette della pratica del Dharma a favore della propria indulgenza nella fantasia.
  • Mancare completamente di disciplina nel mantenere una mente calma, autoregolata e altruista, priva di pretesti e di interessi personali nascosti.
  • Essere incapaci di accettare che qualsiasi cosa abbia turbato la propria mente sia causata dal proprio scarso impegno nella pratica del Dharma e non a cambiamenti di circostanze o al comportamento di altri.
  • Essere presi dal desiderio di indicare i difetti degli altri invece di scoprire i propri.
  • Incapacità di amalgamare la propria mente con la certezza della verità suprema che può essere raggiunta solo attraverso la pratica della visione pura e della meditazione introspettiva .

 

111. D: Come si dovrebbe coltivare la visione pura?

R: La visione pura è la cognizione dell'essenza dell'uguaglianza e della talità nella dharmata, la vera natura di tutti i fenomeni. Quelli che consideriamo difetti negli altri sono in realtà i riflessi delle nostre stesse illusioni. Una volta che ci siamo liberati dai limiti delle visioni dualistiche e abbiamo iniziato a percepire con la stessa equanimità ciò che gli esseri comuni considerano fortuna o sfortuna, ogni esperienza della nostra vita si trasformerà istantaneamente in un'opportunità per coltivare ulteriormente la chiarezza imparziale, vista l'assenza di confusione e di impressioni errate. Ogni volta che ci imbattiamo in coloro che sono permeati dalle eccellenti qualità degli esseri nobili, dovremmo sforzarci di emulare e replicare le stesse qualità in noi stessi. Quando ci imbattiamo in coloro che non sono né nobili né virtuosi, dovremmo osservare senza giudicare e poi riflettere su noi stessi per vedere se potremmo aver riscontrato in qualche modo dei tratti simili. Ogni volta che sperimentiamo malattie e ostacoli, dovremmo essere grati e percepire questi fenomeni come benedizioni del guru che accelerano la purificazione del nostro karma negativo.

Il sentiero più efficace per coltivare la visione pura è la pratica del guru yoga: l'unico e solo sentiero utilizzato dai buddha dei tre tempi. Attraverso il sentiero della devozione al guru, ogni nuovo giorno esaminiamo se ci siamo applicati diligentemente con la stessa misura di equanimità e intento altruistico in accordo alle istruzioni del proprio guru del vajra, mentre continuiamo il nostro viaggio sempre più gioioso verso il conseguimento della perfetta ed insuperabile illuminazione dei buddha.

 

112. D: Qual è la relazione tra devozione e benedizione?

R: Per avere l'opportunità di imbattersi in un autentico guru del vajra è necessaria un'enorme fortuna. È ancora più raro, e richiede una grande riserva di meriti, ricevere istruzioni personali da un guru del vajra così realizzato. Il raggiungimento della vostra liberazione e della realizzazione dipendono interamente dall'introduzione alla natura della vostra mente tramite l'istruzione essenziale e le benedizioni del guru del vajra. Solo la più pura delle devozioni può invocare la più grande pioggia di benedizioni. La quantità di benedizioni che abbiamo ricevuto è sempre proporzionale all'intensità della nostra devozione al guru.

 

113. D: Perché oggigiorno ci sono così tanti conflitti e disordini nel mondo?

R: È soprattutto perché la maggior parte degli esseri umani nel mondo in passato erano asura (lhamin) che, a causa della mancanza di meriti per rinascere nei loro mondi, dopo esser morti, sono discesi dai regni celesti. Conosciuti anche come semidei, dèi gelosi o titani, condividono la stessa dimora degli dèi dei regni celesti (deva) che si trova sul monte Meru (ri rab), al centro del nostro universo.

 

114. D: Qual è la differenza tra dèi e semidei?

R: Sia i semidei che gli dèi sono esseri soprannaturali che condividono la stessa origine, ma possiedono diversi attributi innati e preferenze nelle loro attività. I semidei sono rinomati per la loro passione senza principi, la loro gelosia e la loro ossessione per l'acquisizione di potere, ricchezza e prestigio attraverso atti di violenza. Sfidano e combattono costantemente gli dèi, ma finiscono sempre per essere sconfitti a causa della supremazia degli dèi. I semidei, con meriti minori, risiedono anche nel mondo degli uomini, degli animali e degli spiriti affamati.

 

115. D: Quali sono le caratteristiche degli umani che discendono dai semidei?

R: Gli umani che discendono dai semidei sono noti per la loro attitudine egoistica, arrogante e competitiva. Sono inclini alla rivalità, alla gelosia e alla rabbia, con un forte desiderio per il potere e l’acquisizione materiale. Come genitori, amano dominare la famiglia, nelle relazioni di coppia sono possessivi e pretendono di essere adulati. I maschi sono vanagloriosi, litigiosi e dediti alla competizione sportiva, le femmine sono dispettose, dedite alla ricerca di attenzioni e al pettegolezzo, al punto tale da sostenere la menzogna. Le loro caratteristiche comuni sono: l'orgoglio, la pretenziosità, l'insincerità, l'ingratitudine, l'assenza di lealtà, l'emotività e la vendetta quando non ottengono ciò che desiderano, che spesso porta ad ogni tipo di autolesionismo o ad azioni bellicose contro gli altri.

 

116. D: Perché l'energia del qigong classico è così diversa da quella di altre tradizioni di qigong?

R: L'energia del qigong classico che insegno è l'estensione della pura disciplina della mente delle pratiche del Dharma e non del semplice movimento fisico di tecniche. È per questo che l'energia che condivido con gli studenti che si avvicinano all'insegnamento con pura fede è nota per aver provocato lo sblocco dei loro canali per liberare l'energia intrappolata a causa di emozioni represse e altre cause karmiche.

 

117. D: Qual è l'origine e il principio del qigong classico?

R: Il qigong classico fu insegnato per la prima volta nel monastero di Shaolin, in Cina, da Bodhidharma, il 28° patriarca del buddismo tramandato dal lignaggio del Buddha Shakyamuni. Bodhidharma era famoso per essere rimasto in meditazione del samadhi per nove anni, in una grotta vicino al monastero di Shaolin, senza assumere cibo o acqua. Si limitò a convivere con la natura, che lo sostenne per tutta la durata del suo ritiro di nove anni.  

Il principio del qigong classico può essere riassunto dalla seguente istruzione essenziale:

“L'azione elaborata non è efficace quanto l'azione sottile,
l'azione sottile non è efficace quanto l'azione non manifesta,
è l'azione all'interno dell'azione non manifesta che è l'azione suprema.”

Nella pratica di qualsiasi arte dell'energia, come il qigong (tsalung), i metodi che prevedono movimenti elaborati e il controllo del respiro per liberare l'energia karmica attraverso lo sblocco dei canali, non sono adatti a chi non ha una costituzione adeguata. Il qigong classico offre un mezzo alternativo attraverso la coltivazione della pura disciplina della mente per far sorgere uno consolidato stato di unità con la dharmata dei fenomeni e, così facendo, purificare i residui di energia karmica ancora presenti nella coscienza e nel corpo fisico.

 

118. D: Quali sono le quattro visioni spontanee menzionate nella preghiera della bodhicitta di Riwo Sangcho?

R: Le quattro visioni (nang was shyi) di cui chiedi sono correlate alla pratica tantrica del togal. Le quattro visioni sono:

  1. La diretta esperienza della natura della realtà (chönyi ngön sum).
  2. L’aumento dell'esperienza (nyam gong pel).
  3. La consapevolezza intrinseca che raggiunge la piena maturità (rigpa tsé pep).
  4. La dissoluzione dei fenomeni al di là della mente (chönyi zésa).

 

119. D: Quali sono i tre stati concettuali menzionati nella preghiera di supplica in sette parti di Riwo Sangcho?

R: Si riferiscono agli ottanta stati del pensiero (rang zhin gyé chü kün tok) delle varie condizioni emotive e cognitive. Si dividono in tre gruppi:

  • il primo gruppo, che nasce dalla condizione della rabbia, ha trentatré tipi di stati concettuali del pensiero;
  • il secondo, che nasce dal desiderio, ha quaranta tipi di stati concettuali del pensiero;
  • il terzo, che nasce dall'ignoranza, ha sette tipi di stati concettuali del pensiero.

 

120. D: Quali sono i sette tesori nella preghiera che realizza rapidamente tutti i desideri?

R: Questi sono i sette nobili tesori (pakpé né dün) dalla lettera di Nagarjuna ad un amico:

“Il Buddha ha detto che:

la fede, la disciplina, la generosità,
la liberazione della mente attraverso l'ascolto,
un immacolato senso di decenza morale,
la considerazione per gli altri e
la saggezza della consapevolezza discriminante
sono i sette tesori di un essere nobile.
Si riconosca che gli altri tesori terreni non hanno valore”
.

Questi sette nobili tesori sono spiegati in modo approfondito nell'insegnamento del Pathgate Il Guru Yoga: i benefici del ricordare il lama, tratto dall'archivio della porta del buddismo tibetano disponibile sul sito Pathgate.